Petrolgate, per Eni la miscelazione dei reflui “si poteva fare”

POTENZA – ”Il divieto di miscelazione si applica soltanto ai rifiuti, non ai reflui”. Questa la tesi sostenuta ieri mattina in aula dall’avvocato ed esperta in legislazione ambientale, Paola Ficco, uno dei tre consulenti chiamati dall’Eni a presentare le loro controperizie rispetto alle accuse della procura di Potenza nell’ambito del processo Petrolgate. Per il consulente dell’Eni le attività di miscelazione nelle vasche di stoccaggio dei reflui presenti all’interno del Cova di Viggiano avvenivano senza infrangere nessuna norma e soprattutto senza violare il codice ambientale. “I reflui – ha detto davanti ai giudici del tribunale di Potenza il consulente Eni – transitano continuamente nel sistema di collettamento e di raccolta dell’impianto, tra il ciclo di produzione e il corpo recettore senza interruzione”. Secondo il perito della procura, il professor Sanna, invece, l’attività di miscelazione dei reflui non era contemplata in maniera esplicita nell’autorizzazione integrata ambientale: circostanza che avrebbe reso praticamente impossibile qualsiasi forma di controllo sul punto. Per Eni ammine e glicole potevano essere presenti nelle vasche, così come è stata svolta nel rispetto delle regole l’attività di reiniezione attraverso il pozzo Costa Molina 2.

 

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di Fabrizio Di Vito