Petrolgate, prima parte della requisitoria del Pm Triassi: “Eni ha risparmiato milioni di euro”

POTENZA – Ha ripercorso la genesi e l’andamento di un’inchiesta che ha portato alla luce una serie di presunti reati e illeciti ambientali connessi alle attività estrattive in Val d’Agri.

Il pubblico ministero Laura Triassi davanti al collegio del tribunale di Potenza, ieri mattina ha iniziato la sua requisitoria nell’ambito del processo Petrolgate che vede coinvolti diversi ex manager del Cova di Viggiano, la stessa Eni e gli ex vertici dell’Arpab per i presunti omessi controlli sulle attività dell’impianto petrolifero.

L’accusa principale riguarda il presunto traffico illecito di rifiuti derivante dalla gestione dei reflui delle attività estrattive: secondo il pm Triassi ai rifiuti in uscita dal Cova e trasportati in diversi impianti di smaltimento, a cominciare dalla Tecnoparco di Pisticci, tramite autobotti, Eni avrebbe apposto un codice di smaltimento errato che avrebbe permesso alla compagnia petrolifera di risparmiare decine di milioni di euro all’anno, “un gigantesco abbattimento dei costi” per usare le parole dell’accusa. L’inchiesta era nata proprio dagli odori molesti denunciati a più riprese dagli abitanti di Pisticci Scalo che vivevano a poche centinaia di metri dall’impianto di smaltimento. Un’altra parte delle acque di produzione non uscivano invece mai dal processo produttivo e venivano reiniettate tramite il pozzo di reiniezione Costa Molina 2, ed è questo un altro dei tasselli principali dell’intero procedimento: per l’accusa non era possibile una diversa classificazione tra i reflui in uscita e quelli destinati a reiniezione, mentre per la difesa le acque di produzione reiniettate non potevano in alcun modo essere classificate come rifiuto.

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di Fabrizio Di Vito