Referendum, Boccia: “Voto Sì per sfasciare il sistema”

di Celestino Benedetto

POTENZA – “Se vince il “No” rimarremo nel pantano. Se vince il “Si” sará l’inizio dello sfascio del sistema. “Ed io voto questa riforma non perché condivida la marchetta. No, non è il tanto peggio, tanto meglio: lo sfascio è strumentale alla ricostruzione”. Esperienza e lucidità non gli mancano. Tonio Boccia, non dimentica né l’origine del taglio dei parlamentari né come la “pancia” del Paese l’ha alimentata.

“Vado a votare, vincendo la spinta a prendere distanza da tutta questa schifezza e voto “Si” convinto di dare il mio contributo alla fine del degrado e della decadenza in cui si trova l’Italia e gli italiani. C’é bisogno di una generale catarsi. E l’unica possibilitá è: morire per risorgere. Non vedo altre soluzioni”. L’ex presidente della giunta regionale – da anni in panchina ma protagonista di spessore di una lunga stagione politica – è duro, durissimo. La sua è una difesa speciale, articolata  e finissima contro le ragioni di chi al referendum chiede di non cancellare parte dei rappresentanti del popolo. Democristiano sempre e comunque, esponente dell’area dorotea, più volte parlamentare e già presidente della Regione, è stato ed è un acuto fustigatore dei costumi italici, sia quando usano la stoffa dei partiti politici, sia quando scelgono quella della società civile. Ha sempre difeso gli interessi della regione (e dei lucani) ma in vista del referendum sul taglio dei parlamentari è sceso in campo abbracciando una particolare strategia. Assai simile a quella che Angelo Panebianco sul Corriere della Sera chiama il “bacio della morte”. Schierarsi a favore del Sì ma usando argomenti opposti a quelli dei proponenti. Condividere – cioè – l’intento del referendum non per adesione all’antiparlamentarismo ma per sostenere il principio contrario: rendere più efficiente il Parlamento, rafforzare anziché ferire la democrazia rappresentativa.
REFERENDUM?
UNA MARCHETTA

“Questo referendum è una marchetta, una vera e propria marchetta. Nel linguaggio parlamentare – spiega alla Nuova Tv – per marchetta s’intende un provvedimento di tipo clientelare che serve per strappare voti e non ha nessun altro scopo. Aver voluto questo referendum è qualcosa di meschino, vergognoso. Soltanto una mente bacata senza amore per la Patria né conoscenza dei valori che sottengono alla nostra Costituzione poteva chiedere agli italiani di votare per la riduzione del numero dei parlamentari perché così si riduce la spesa pubblica. Cioè, distruggiamo l’istituto della massima rappresentanza del Paese per ridurre di somme ridicole la spesa pubblica. Una bugia. Questo referendum è stato fatto per carpire la pancia del paese. E non porterà a niente neanche dal punto di vista dell’efficacia e dell’efficienza. Sarà uno sfascio totale”.

QUADRO
DEGRADATO
E DECADENTE

La premessa però è quanto mai indispensabile. “Siamo di fronte ad un quadro nazionale degradato e decadente sia per la società che per la rappresentanza nelle istituzioni. I valori che hanno ispirato la Prima Repubblica (e che sono nella Costituzione) sono stati messi sotto i piedi. Ma la domanda è: possibile che ci sia una pancia del Paese che arriva ad immaginare che si possa rendere efficace il sistema democratico italiano distruggendo la testa? E che questo determinerebbe lo sfascio del sistema?
“TUTTA PANCIA
E NIENTE
CERVELLO”

“Eppure – spiega Boccia – mi sono convinto a votare “Si”. Non certo, ovviamente, perché condivido il risultato che ne potrebbe derivare. Meno che mai vado a votare per farmi coinvolgere in una iniziativa che é basata sulla convinzione che gli italiani siano tutta pancia e niente cervello. Ma se continuaiamo a tenere in piedi questa giostra e questo sistema – è il senso del ragionamento di Boccia – continueremo a stare in questa condizione di Paese instabile, con classi dirigenti non preparate e con partiti scomparsi. Basti pensare che oggi sulla piattaforma online c’è chi decide cosa devono fare i parlamentari. O peggio ancora: si decide tutto attraverso un click corto, debole e superficiale. E così facendo stiamo educando gli italiani ad un pensiero corto, debole e superficiale. E’ una disgrazia. Ma questa – ammette Boccia – è la questione che abbiamo avanti”.
IL QUADRO DEGLI
ULTIMI ANNI

“Negli ultimi due decenni – riflette Boccia – si è votato per il vicino di casa, per l’attrice, per il presidente della squadra di calcio. Per persone che avessero una qualche notorietà, ma non per chi fosse preparato e con competenze. C’è gente che ha votato – ed uso un’espressione che non mi piace – buttando a mare il bambino e l’acqua sporca. Un’immagine che però rende bene l’idea: buttare la democrazia per risolvere i problemi”.
LA SOLUZIONE
“Per questo, vista anche la formazione democristiana, mi sono orientato a misurarmi con la realtá e ad immaginare sviluppi e soluzioni in grado di far uscire il Paese dal degrado e dal declino in cui si trova. Il processo, peró, é andato talmente avanti che, ora, ritengo che non ci sia più nulla da fare. Siamo ormai pervenuti, e mi prendo la mia (piccola) parte di responsabilitá, ad un punto talmente basso della coscienza civica, del senso di responsabilitá, dello spirito pubblico,dell’amore per la Patria e della qualitá della rappresentanza che non mi fa intravedere più la possibilitá di venirne fuori per le vie interne (al sistema) ed ordinarie”.
“L’ACQUA
ALLA GOLA”

“C’é bisogno di una generale catarsi. E l’unica possibilitá è: morire per risorgere. Lo sfascio del sistema  come necessitá per far emergere le recondite e nascoste qualitá italiche e la loro propensione a manifestarsi solo quando l’acqua é alla gola. Certo, se solo penso che dobbiamo riscrivere la Costituzione con coloro che siedono in Parlamento in questo momento mi metto le mani nei capelli. Magari verrà fuori che dovremo uscire dall’Europa, scriveremo nella Costituzione che dovremo far morire gli immigrati nel Mediterraneo. Chissà cosa ne verrà fuori”.
UNA NUOVA
COSCIENZA CIVICA

“Il problema è capire che occorre una nuova coscienza civica. Deve maturare negli italiani che utilizzano male l’espressione del voto – aggiunge sempre Boccia – una visione della democrazia che dopo più di 70 anni non hanno. Allora tirarono fuori tutte le virtù e dettero vita ad una Costituzione che ci invidia il mondo oltre ad uno stato democratico che ancora oggi ha elementi positivi. Venti anni di disgrazie hanno indotto gli italiani – quando sono arrivati con l’acqua sotto il naso – a cambiare pagina. Adesso penso ci sia un solo modo: far arrivare l’acqua sotto il naso. E siccome se vince il Sì andremo allo sfascio, patiremo un po’, arriverà la troika, ci commissarieranno però almeno a quel punto gli italiani capiranno che devono andare a votare seriamente. E che devono scegliere non per il vicino di casa o il presidente della squadra di calcio ma per il bene del Paese. Insomma ci sono voluti 20 anni di fascismo per pervenire alla democrazia, ce ne vorranno una decina di sfascismo per far venire la voglia di renderla moderna, efficace ed efficiente. Ecco perché se vince il “No” rimarremo nel pantano. Mentre se vince il “Si” sará l’inizio dello sfascio del sistema”.
RICOSTRUZIONE
“Sia chiaro però: non è il tanto peggio, tanto meglio. Lo sfascio – precisa Boccia – è strumentale alla ricostruzione. Quindi che vengano fuori le forze vive della società come vennero fuori i cattolici democratici nel secolo scorso. La stessa gerarchia del mondo cattolico e il laicato cattolico scendano in campo. Ci vorrà tempo per preparare gente capace di dar vita alla Seconda Repubblica. Ecco: dobbiamo azzerare, fare tabula rasa del sistema e delle persone – conclude – per far nascere una nuova classe dirigente che personalmente vedo solo nel mondo cattolico”.