22 Nov 2019
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Regionali 2019, caos Pd. Chi invoca Roma, chi un passo di lato

POTENZA – Oggi dovrebbero ritrovarsi nuovamente seduti attorno ad un tavolo, ma quella di ieri è stata un’altra giornata di sommossa e di difese d’ufficio. Parlare di formazioni partitiche o di aree contrapposte sarebbe limitante. Basti guardare cosa sta accadendo nel Pd, nuovamente ridotto in cenere, per via delle forti contrapposizioni che la decisione adottata dal segretario Polese ha innescato. Legittimare Pittella passando per le primarie, come pure è stato detto, non rappresenterebbe secondo molti la strada più giusta per presentarsi all’appuntamento elettorale. Ma, in assenza di posizioni unitarie, come sostengono invece i firmatari del documento, meglio propendere per il coinvolgimento della base. In attesa di comprendere se e come proveranno a venirne a capo nella riunione odierna il Partito democratico, Partito socialista, Realtà Italia, Progetto popolare, Verdi, Cd+Europa, vale a dire le sei forze politiche che domenica scorsa hanno ritenuto necessario “attivare la procedura delle primarie aperte per coinvolgere gli elettori e per affermare nella sostanza i valori della partecipazione democratiche della società lucana”, in molti si sono sfilati. Nelle ultime ore anche alcune delle sigle firmatarie (Cd +Europa, ndr). Senza, peraltro, che si mettesse di traverso il “solito” Lacorazza. Nel Pd hanno lasciato ampiamente intendere di non condividere la linea tracciata da Polese e dagli altri segretari di partito big del calibro di Margiotta e Santarsiero. Ma anche Valluzzi e Spada (di cui pubblichiamo note a parte). Non sembrano scorgersi allo stato attuale margini di riavvicinamento, a meno che, Pittella in persona non decida di farsi da parte e rinunci ad occupare un posto di peso nella griglia di partenza delle primarie del mese prossimo.

 

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di Michelangelo Russo