26 May 2019
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Regionali, Cappiello agli alleati del centrodestra: “Uno del popolo, non un burocrate”

MATERA- Un candidato espressione delle istanze del popolo. Via i burocrati e avanti uomini di polso attenti agli interessi dei cittadini e vicini ai loro problemi. Un imprenditore, un artigiano, e perché no, se Salvini dovesse chiederlo, anche il segretario della Lega di Basilicata. Lui non si tirerebbe certo indietro. Antonio Cappiello ha un motto: mai alzare le braccia, mai arrendersi e andare avanti. E’ su questo motto che ha incentrato tutta la sua vita e oggi anche il rapporto con le altre forze del centro destra. «Aspettiamo i nomi di Moles ma non accettiamo ordini da lui. Se non sono credibili o peggio se sono pescati tra i soliti burocrati, poi tocca alla Lega indicarli». E poi un messaggio a tutta la coalizione. «Se davvero si vuole vincere allora deve essere la Lega a trainare il centrodestra e i parlamentari dovranno misurarsi nelle liste». Incluso il senatore del Carroccio, Pasquale Pepe. Tra l’apertura di un circolo e l’altro, febbricitante per il freddo preso nel via vai sui territori, Cappiello ha lo stesso il tono di voce di chi non le manda a dire. Soprattutto ai suoi alleati.
Dopo il vertice della coalizione a che punto siete? A chi spetta l’indicazione del candidato alla presidenza?
«A me non è arrivata nessuna comunicazione in merito alla possibilità di affidare la scelta del candidato presidente a Forza Italia. Poi siccome stiamo parlando di un nome che dovrebbe essere condiviso e condivisibile, noi aspettiamo che Moles faccia questi nomi. Diversa cosa è poi accettarli perché se non sono di nostri gradimento allora toccherà farli a noi. E’ semplice. Per essere credibili agli occhi dei lucani dobbiamo valutare la realtà dei fatti. Forza Italia ha già dato negli anni passati senza portare risultati positivi. Se si vuole vincere – come stiamo assistendo in tutte le regioni dove si è votato – bisogna presentarsi con una coalizione a trazione leghista. Solo così si vince e si vince anche a occhi chiusi. Attendo i nomi ma non li accetterò senza battere ciglio. I miei vertici mi hanno detto “Antonio vai avanti”. Nessun dottore mi ha detto di prendere la medicina, io non prendo ordini dagli altri. Il mio partito ragiona come me».

 

L’intervista integrale sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

di Mara Risola