Regione, dal gladiatore al generale “gli scudieri” non cambiano

POTENZA – Un immobilismo cronico tanto da diventare patologico. Con la macchina amministrativa regionale che marcia a scartamento ridotto e senza la necessaria “revisione”.

Quella stessa annunciata in campagna elettorale e assicurata al momento dell’insediamento del nuovo governo regionale. Pur auspicata dai cittadini lucani, che nel segreto dell’urna hanno scelto il rinnovamento, non immaginando che quest’ultimo sarebbe stato ben presto dominato dal passato.

Un esecutivo testardamente eterodiretto, non incline al dialogo, specie con le parti sociali con le quali è già scontro. Del tutto inascoltate le sollecitazioni avanzate dai sindacati che, all’indomani dell’approvazione della delibera relativa alla copertura delle posizioni dirigenziali vacanti – perché in scadenza dal regime di proroga con il quale si opera da tempo – avevano criticato aspramente il ricorso da parte della giunta regionale alla procedura di interpello, attraverso la quale risulta esplicita la riconferma del personale esterno fatto giungere in viale Verrastro dal predecessore del generale. Un’ulteriore proroga “mascherata da avviso pubblico” si dice, che attesterebbe un certo feeling tra l’ex e il neo presidente della Regione interpretabile dai numerosi atti amministrativi per lo più di carattere estemporaneo e prodotti senza tener conto di un nuovo assetto istituzionale di riferimento. Che, in effetti, non c’è, nonostante in svariate e molteplici occasioni annunciato, tanto da spingere ad una sorta di autoconvinzione dell’esistenza di quest’ultimo. Se solo si considera che nei punti di premessa delle delibere emesse dalla giunta, come nel caso della 72 e della 73 del 30 gennaio scorso, relativi al conferimento di incarichi dirigenziali, si fa esplicito riferimento alle audizioni del Comitato interdipartimentale di coordinamento amministrativo, (Cico) organo composto dai dirigenti generali dei dipartimenti e deputato allo sviluppo organizzativo e di verifica gestionale dell’amministrazione. In pratica sarebbero stati anche loro, detentori dell’indirizzo politico da imprimere all’esercizio delle funzioni, ad indicare tale strada.

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di Mariolina Notargiacomo