Regione, nomine dei dirigenti illegittime: si profila il danno erariale. E anche per il bilancio 2021 la parifica è solo parziale

POTENZA- Per l’ennesima volta i conti non tornano. Nonostante i ripetuti richiami contabili degli ultimi anni la Regione Basilicata non riesce a chiudere un bilancio virtuoso. E così anche per l’esercizio 2021 (dopo quella congiunta dello scorso anno per i bilanci 2020 e 2021) è scattata, inevitabile, la parifica parziale del rendiconto da parte della sezione regionale di controllo della Corte dei conti. Tante le voci di spesa che non hanno superato il vaglio contabile, come evidenziato dal lungo dispositivo arrivato al termine dell’udienza pubblica.

Si va dall’eccessiva spesa per gli enti sub regionali al continuo inserimento in bilancio di crediti di dubbia esigibilità. A monte ci sono gravi ritardi nella programmazione: basti pensare che il Defr 2021-2023 (Documento di Economia e Finanza Regionale) è stato approvato dalla giunta regionale con nove mesi di ritardo rispetto alla tempistica prevista dalla normativa vigente. Ma sono tante altre le criticità diventate in modo preoccupante ormai “strutturali” che il procuratore regionale Vittorio Raeli ha riassunto nella sua memoria. “L’approvazione del Defr dopo quella del bilancio di esercizio fa venire meno le finalità proprie dello stesso documento di programmazione, che sono quelle di decidere i programmi da realizzare e i relativi contenuti all’interno delle singole missioni, le relative previsioni di spesa e modalità di finanziamento e, conseguentemente, di orientare le successive deliberazioni degli organi istituzionali di vertice”.
DIRIGENTI – Tra le vicende più gravi, ad avviso della procura contabile, c’è quella della nomina diretta di tre dirigenti regionali avvenuta quindi in modo illegittimo, ovvero violando la legge regionale del 2010. E sul punto il procuratore lascia intendere l’avvio di un’azione erariale per il recupero delle somme indebitamente erogate da parte dell’ente regionale. La delibera in questione è la numero 775 del 6 ottobre 2021: “La Giunta – ha evidenziato il procuratore regionale – non ha indicato le ragioni per le quali al conferimento degli incarichi di dirigente generale nel corso del 2021 si è proceduto in assenza di valutazione comparativa, non apparendo esaustivo il richiamo ai curricula dei nominati. Sarà cura di questa procura regionale procedere ai necessari accertamenti in ordine alla verifica della legalità finanziaria”.
ACQUEDOTTO LUCANO -Come sempre un capitolo a parte merita la galassia di enti strumentali racchiusi nel cosiddetto “Gruppo Regione Basilicata”. E anche in questo caso i numeri sono davvero poco rassicuranti: cinque delle otto società partecipate dalla Regione hanno registrato perdite al 31 dicembre 2021. Ma c’è una vicenda su tutte sulla quale la Corte dei conti è tornata a riaccendere i riflettori, ovvero quella relativa al controllo di Acquedotto Lucano Spa ai fini dell’applicazione della normativa sul contenimento della spesa del personale. La Regione riteneva di non dover essere titolare del controllo, ma una recente sentenza della Cassazione ha accertato la natura di Aql come società “in house”: “Ciò significa – evidenzia Raeli – che è la Regione, tramite i competenti uffici, a dovere svolgere l’attività di controllo (analogo) su Acquedotto Lucano spa e a riferire i risultati dello stesso alla Sezione di controllo. E un’altra criticità persistente degli enti sub-regionali riguarda l’aumento dei costi per il personale.
SANITA’ – Ulteriori noti dolenti arrivano dalla sanità, comparto al centro ormai da mesi del dibattito politico con presìdi svuotati delle proprie funzioni, proteste da parte delle comunità interessate e un duro faccia a faccia tra Regione e sindacati su problemi atavici come le liste d’attesa e la carenza di personale medico e infermieristico. E anche in questo caso sono tanti i “compiti” non svolti correttamente dall’ente regionale: si parte dalla mancata predisposizione del piano di riordino della rete ospedaliera con 32 nuovi posti letto di terapia intensiva da realizzare e 39 da convertire da ordinari a semi-intensiva. La vera emergenza sanitaria, in ogni caso, risponde al nome della mobilità passiva: troppi lucani vanno a curarsi fuori regione e la Basilicata resta poco attrattiva per i pazienti residenti lontano dai nostri confini. Il risultato: un macigno di quasi 52 milioni di euro, in netto peggioramento rispetto a quello degli anni precedenti.