Sanità, a Venosa si assiste allo smantellamento dell’ospedale

VENOSA– Di San Francesco in ospedale è rimasta la povertà. Il vecchio è stato smantellato, il nuovo resta nel limbo delle intenzioni.

Né reparti tradizionali di eccellenza, né Covid-19. E’ palpabile già all’ingresso uno stato di sconfitta sociale. Non c’è più niente, contrariamente al Zullino-pensiero di Pasqua che, dall’oracolo digitale, pontificava più per convincere se stesso che il suo popolo: ”Non è chiuso niente, non abbiamo eliminato alcun servizio”.

L’unico superstite a tempo determinato è il centro dialisi, con 22 pazienti, in attesa di essere trasferiti come pacchi postali al Crob di Rionero quando passerà il diluvio dell’epidemia. Il resto è stato traslocato nell’ex palazzo dell’Inam, dove oggi è possibile solo fare i prelievi per le urgenze, i vaccini programmati e qualche radiografia, sempre che rivesta il carattere dell’urgenza. Da ospedale, il “San Francesco” è stato derubricato a poliambulatorio, facendo perdere le tracce finanche del punto pronto intervento, già pronto soccorso. Non c’è traccia del nucleo alzheimer, che lascia sconforto e problemi giganteschi nelle famiglie dei pazienti. Altro che mancanza di assistiti, come dichiarato dal consigliere regionale leghista della città. Il centro era dotato di 10 posti diurni e 10 posti per il ricovero notturno. Funzionava 24 ore al giorno, permanentemente, con risultati eccellenti. Non c’è più il tanto rinomato reparto di oculistica, che richiamava a Venosa cittadini da ogni dove. La vigilia di San Giuseppe, con un solo ordine di servizio, sono stati allontanati tutti i lungodegenti. Erano in 18 sui 24 posti letto disponibili. Altri 24 erano per la fisiatria, ma man mano sono stati spostati in altri ospedali.

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