Sanità, Dea a Policoro: “Non si può mandare in scena un conflitto tra ospedali”

POTENZA- L’ultima riforma sanitaria regionale, quella più duratura (un impianto attivo per quasi 15 anni) è stata quella che porta la firma di Rocco Colangelo.

Assessore regionale alla Sanità del primo governo De Filippo. Esponente di lunga esperienza nell’ambito della sinistra regionale, dotato di quell’acume che in politica ti fa fare il passo giusto al momento giusto. Come per esempio rifiutare la candidatura alla presidenza della Regione, alla guida della coalizione di centrosinistra.

Una sconfitta quasi annunciata per il clima politico ostile creatosi non solo in Basilicata ma in tutta Italia. E così oggi mentre fa il nonno, da Roma Colangelo continua a seguire le vicende lucane con occhio disinteressato. Soprattutto quando si parla di ospedali e sanità. Soprattutto quando in ballo c’è il difficile equilibrio tra i territori, oggi più che mai a rischio crollo, qualora dovesse passare l’ipotesi di istituire un Dea di I livello anche a Policoro.
Lei è stato l’ultimo assessore alla Sanità, prima della legislatura Pittella, a portare a casa una riforma sanitaria durata quasi 15 anni. Qual era la ratio del suo progetto?
“Quella riforma nasceva dalla volontà di dare al sistema una sua coerenza unitaria, tenendo insieme coordinamento e differenziazione. La sanità è un sistema complesso da maneggiare con delicatezza, che certo non va destabilizzato con interventi improvvisati. Noi puntavamo ad una governance che fosse più efficace, immaginammo un sistema ospedaliero che facesse perno sul San Carlo, come centro nevralgico del sistema, luogo della massima concentrazione delle specializzazioni. Che avesse sul territorio una irradiazione di funzioni con un ospedale di livello provinciale come quello di Matera e una serie di presidi territoriali Psa. Puntavamo progressivamente a modificare la destinazione funzionale dei tanti ospedali minori che non potevano restare la cenerentola del sistema e che invece potevano esercitare funzioni di servizio del territorio sino a creare una geografia di poliambulatori e di case della salute aderenti alla domanda territoriale. Soprattutto pensavamo ad un sistema sanitario regionale che fosse in grado di aggredire il tema della integrazione socio-sanitaria e dunque cominciasse a superare una ottica meramente ospedalocentrica”.

L’intervista integrale sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

di Mara Risola