Sanità, Leone punta alla sua Policoro. Prima l’ospedale del Qatar, ora il Dea

POTENZA – Il disegno di legge di riforma sanitaria, messo nero su bianco dall’assessore alla Sanità Rocco Leone e dal suo direttore generale Ernesto Esposito con la supervisione del presidente Vito Bardi, non convince del tutto la maggioranza di centrodestra.

Eppure i due titolari della gestione del comparto sanitario della nostra Regione, ce la stanno mettendo tutta per non farsi trovare impreparati per inizio autunno. Quando gli ospedali lucani potrebbero ritrovarsi a gestire nuovamente una seconda ondata di Coronavirus.

Per questo arrivare a quella data con un sistema rinnovato, direttori generali compresi, potrebbe significare molto per l’amministrazione regionale. Non dovendosi trovare a fare i conti con gestioni a “briglia sciolte” o che non rispondono alle direttive imposte dall’alto. Vedi i grattacapi che Barresi ha provocato alla tenuta della giunta in piena pandemia. Per questo prima si ricompone tutto lo schema con una “nuova visione” della rete sanitaria e con il commissariamento delle direzioni generali ( alla stregua dell’Arpab e dell’addio di Iannicelli, altrettanto toccherebbe a Barresi e Bochicchio) e meglio è. Anche per mandare a casa l’ultimo scampolo di classe dirigente di stampo pittelliano. In verità però, ed è questo il punto su cui i partiti di centrodestra non trovano la quadra, la riforma immaginata da Leone ricalcherebbe in buona parte del suo impianto, quella che il predecessore di Bardi aveva proposto in prima istanza al Consiglio dell’epoca, e per la quale aveva ricevuto una sonora bocciatura da parte dei consiglieri, guarda caso dell’area del Materano. Il Materano rischierebbe così di essere penalizzato oggi come ai tempi di Pittella, se quella prima bozza di riforma fosse entrata in porto.

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di Mara Risola