Sanità, sarà guerra tra Dea. Quel “salto” di Policoro che allarma Matera

POTENZA– Quella bozza di disegno di legge che contiene la riforma sanitaria, in circolo ormai da settimane, continua ad alimentare visioni contrastanti non solo all’interno del centrodestra alla guida della Regione, ma anche e soprattutto tra i territori.

L’ipotesi di elevare la “qualifica” del presidio ospedaliero di Policoro da sede di Psa a Dea di I livello, non convince per niente molti tra i consiglieri regionali. Anzi alimenta le divisioni nell’ambito della maggioranza.

Ma soprattutto rischia di far insorgere comitati civici, associazioni e cittadini delle varie aree della Basilicata che potrebbero tranquillamente avanzare richieste che andrebbero nella stessa direzione. Perché Policoro e non il Lagonegrese o il Vulture? Figurarsi poi ribaltare la dinamica “campanilistica” in Consiglio regionale. Dove dietro ciascun consigliere o assessore che sia, c’è sempre un’area della Basilicata che scalpita. Lavello (Merra), Venosa (Zullino) Piro (Lagonegro), Acito e Vizziello (Matera) per finire con l’assessore alla sanità Leone e la sua Policoro. Del resto alimentare eccessivi localismi – come ha sottolineato in un’intervista di ieri alla Nuova Rocco Colangelo, già assessore regionale alla Sanità, è un rischio troppo alto per chi si pone come obiettivo quello di governare un’intera regione e non un singolo paese. Teoria cavalcata da quanti, in maggioranza, sostengono la tesi opposta a quella della bozza, ovvero istituire un Dea a Policoro. Del resto anche lo stesso presidente Bardi in prima istanza, si era proposto di immaginare un riordino equilibrato. Salvo poi delegare la questione ai diretti interessati, assessore e direttore generale, Leone ed Esposito, appunto. Ma un Dea a Policoro significherebbe creare un dualismo con il Madonna delle Grazie, già di per sè Dea di I livello, distante pochissimi chilometri dalla cittadina jonica.

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di Mara Risola