Sesso con gli amici minorenni della figlia, condanna a tre anni e dieci mesi per una donna di Lavello

SALERNO – Si è chiuso con la condanna a 3 anni e 10 mesi di reclusione il processo d’appello bis a carico di una donna di circa 40 anni di Lavello accusata di atti sessuali con minorenne per presunti abusi su due adolescenti, amici della figlia. Lo ha deciso nella serata di venerdì la Corte d’Appello di Salerno dopo che la Cassazione nel dicembre del 2021 aveva annullato la prima condanna in appello comminata alla donna a Potenza, in accoglimento del ricorso avanzato dall’avvocato Fabio Di Ciommo. La Suprema Corte aveva disposto la trasmissione del fascicolo a Salerno per valutare, in particolare, il riconoscimento dell’attenuante della «minore gravità» del fatto.

Attenuante riconosciuta al termine del processo d’appello bis con contestuale lieve diminuzione della pena (in primo grado la donna era stata condannata a 5 anni con il rito abbreviato, pena ridotta a 4 anni al termine del primo processo di secondo grado). I fatti contestati alla donna risalgono al periodo compreso tra la fine del 2016 e la primavera del 2017: secondo l’accusa avrebbe avuto rapporti sessuali completi con un ragazzo che all’epoca dei fatti aveva meno di 14 anni e baciato sulla bocca un altro ragazzino con cui era solita intrattenersi sia in auto che all’interno di una stanza d’albergo. Le indagini erano partite sulla scorta della denuncia presentata dalla madre del secondo ragazzino che ha sempre negato di aver avuto rapporti sessuali con la donna. Circostanza, invece, che l’altro adolescente aveva confermato agli inquirenti. Al termine del processo di primo grado la donna era stata assolta dall’accusa di cessione di stupefacenti a uno dei ragazzini e ai suoi stessi figli oltre che da un ulteriore presunto episodi di violenza sessuale ai danni di un altro minorenne che avrebbe costretto a palpeggiarle le parti intime. Dopo il deposito delle motivazioni, attese entro i prossimi 30 giorni, la difesa proporrà un nuovo ricorso in Cassazione contro il verdetto emesso dalla Corte d’Appello di Salerno.