Shoah, dai documenti dell’Archivio la caccia della Demorazza agli ebrei lucani

POTENZA – Il 27 gennaio è il giorno della Memoria, in ricordo della Shoah e dei 17 milioni di morti, vittime di uno dei più grandi genocidi della storia perpetrato dal nazifascismo tedesco e italiano. Una data simbolo con la quale non dimenticare le vittime dell’olocausto, sei milioni di ebrei, ma anche dissidenti politici, gay, disabili, rom, rastrellati e uccisi nei campi di sterminio sparsi in germania e nel Nord europa. Una data che oggi più che mani, rappresenta un monito per combattere razzismo, intolleranza, indifferenza purtroppo ancora attuali. Quella indifferenza incisa nel Memoriale al binario 21 nei sotterranei della stazione di Milano da dove partivano i treni merci diretti ad Auschwitz. Dagli scaffali dell’Archivio di Stato di Potenza lo storico Antonio Cecere ha raccolto i documenti che raccontano le storie degli ebrei lucani di quel periodo e non solo, e le storie dei tanti ebrei e dissidenti (oltre 300) confinati come Carlo Levi nei nostri piccoli paesi. E poi le schede che i prefetti inviarono ai Comuni, dettagliatissime in cui censire la popolazione di religione istraelita, utili alla cosiddetta Demorazza.

E poi c’è quella lettera del comandante dei carabinieri con cui si segnalava la presenza di un tale figlio di padre ebreo. Storie da raccontare, storie impresse sulle pagine dei documenti d’archivio ma che dovrebbero essere impresse anche nella memoria della gente, perché mai più possano accadere orrori simili.

Tutti i documenti sulle pagine dell’edizione cartacea de La Nuova del Sud di oggi, giovedì 27 Gennaio