Spopolamento, silenzio delle istituzioni. Forse non è rimasto nessuno

POTENZA – Meno 5mila e 500 residenti in un solo anno. Cinquemila 447, per l’esattezza.

Al 31 dicembre 2019 siamo rimasti in 556.934 in questa nostra Basilicata. Dove ormai ci sono più pensioni che stipendi. Soltanto un anno prima eravamo 562.869. E mai, come in questo momento, quella previsione del Cresme, che immagina per la nostra regione un crollo demografico, da qui al 2035, che potrebbe arrivare finanche a 100mila abitanti, appare drammaticamente attuale.

Mai, prima, si erano visti questi numeri. Ai quali bisogna aggiungere le migliaia di lucani già con la valigia in mano. Sono cifre che dovrebbero far sobbalzare dalla sedia chiunque abbia ancora a cuore questa regione. Ma questa dell’Istat è un’istantanea, rispetto alla quale, finora, non si è levata una sola voce, se non fosse per quella dei sindacati e, ieri, dei consiglieri regionali Pd. Ma allora dov’è la politica in Basilicata? Esiste ancora? Dov’e la maggioranza? Dove i parlamentari? Dov’è Bardi? Dove sono tutti? Qui non ci crede più nessuno. E qualcuno, peggio ancora, forse se ne frega, per non dire altro. Mentre servirebbero uomini e donne pronti a ripiegarsi sui problemi 16 ore al giorno. Pronti al confronto. A chiudersi a tripla mandata in una stanza, quando necessario, e a non uscirne senza una soluzione. Servirebbero visioni. Uno sguardo lontano per far rientrare quanti hanno dovuto lasciare con la morte nel cuore la propria terra. Servirebbero politiche volte a tutelare ogni singolo posto di lavoro. O a dire: rimani, c’è un’occasione anche per te. Una possibilità. Che non sia precaria o sottopagata. O peggio ancora sfruttamento. Servirebbero idee. Uomini e donne, sì. Con la testa e il cuore in Basilicata. E invece il silenzio, più di qualsiasi altra cosa, testimonia il nulla che oggi ammutolisce questa nostra regione. Forse perché non è rimasto più nessuno.

di Dario Cennamo