Stellantis, il presidente Bardi e il ministro Urso giocano col fuoco: il giorno dopo il tavolo nazionale con i sindacati, l’azienda risponde chiedendo altri 120 trasfertisti

MELFI – Non arrivano segnali positivi da Stellantis. Anzi. Il faccia a faccia di martedì a Roma tra azienda e sindacati – seguito allo sciopero che lunedì ha di fatto fermato l’area industriale di Melfi – si era infatti concluso con l’impegno, da parte della multinazionale, di convocare a stretto giro un incontro con le segreterie regionali per illustrare il piano di avanzamento e i tempi dei nuovi modelli elettrici che saranno prodotti nello stabilimento lucano. Ma ieri, invece di ricevere la data e l’ora dell’incontro, alla Rsa di fabbrica è arrivata un’altra comunicazione dalla direzione. Detta in poche parole: ci servono altri 120 trasfertisti da inviare alla Sevel di Val di Sangro. Centoventi lavoratori, attenzione, che si andrebbero a sommare agli altri 1.300 che già sono stati dirottati altrove. Tra quanti lo hanno fatto ben lieti – viste anche le condizioni economiche proposte – e chi, invece, malvolentieri. Ben 900 sono già al lavoro sulle linee di Pomigliano, 250 a Termoli, 50 a Torino, 50 in Val di Sangro e altri 50 finanche in Francia. Ma se invece di parlare del futuro di Melfi, dopo 48 ore di scioperi e tavoli romani, il segnale che arriva da Stellantis è questo, la lettura non può che essere negativa.

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