Taglio parlamentari, contrordini e voltafaccia tattici: il referendum dei no e sì alterni

POTENZA – Nel guazzabuglio generale del referendum costituzionale c’è chi non si è mosso di un centimetro dalla sua posizione.

Coerente con una riforma costituzionale che prevede – a torto o a ragione – il taglio dei parlamentari da 915 a 600.

E c’è chi è passato dal no, al si, al ni e poi ancora al si alla richiesta di consultazione referendaria. Una partita a scacchi con cambi di rotta quotidiani, insomma. I casi si sprecano. Dal contrordine del Pd che dopo aver votato contro il taglio per ben tre volte, dopo l’accordo di governo con i 5Stelle, ha fatto una improvvisa inversione a U. Una voltafaccia – si è detto – per tenere fede al patto di governo e mantenere in vita la legislatura. Ma anche il voto a macchia di leopardo di Forza Italia, con posizioni personali e giravolte. E poi la Lega: sempre favorevole al taglio degli eletti – in ossequio al contratto di governo con il M5s – salvo poi andare in soccorso alla pattuglia di senatori che a gennaio ha chiesto il referendum.

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di Celestino Benedetto