Terrorismo, preso Battisti: fatta giustizia anche per il lucano Santoro

AVIGLIANO – Ad Avigliano è rimasta una cugina. Per parte della madre. Antonio Santoro, il maresciallo delle Guardie Carcerarie ucciso per mano di Cesare Battisti, non ha più nessuno. Li soprannominavano “i Paglioni”. Abitavano nella zona alta della cittadina, nel “Surutiedd’”. La cugina ha uno stato di salute non eccellente, dovuto anche alla perdita del marito, il maestro Pesce, e non ha potuto gioire più di tanto alla notizia dell’arresto del carnefice del cugino, mentre circolava a Santa Cruz, in Bolivia. Del maresciallo capo, ucciso la mattina del 6 giugno 1978 a Udine, mentre a piedi si recava a prendere servizio nelle carceri di quella città, resta solo il ricordo sulla toponomastica. Nei primi anni Ottanta, il sindaco del tempo, Gerardo Coviello, volle dedicargli una strada in un rione nuovo, sopra la Stazione delle Fal. Qualche anno fa, nel 2012, ad Avigliano è venuto il primo dei tre figli, Giuseppe, in occasione di una cerimonia voluta dall’Istituto Comprensivo. Era il periodo in cui il terrorista dei “Proletari armati per il comunismo” era stato invitato a tenere una conferenza, poi annullata, all’Università Federale di Santa Catarina a Florianopolis sul tema: “Chi ha il diritto di vivere”. Ai ragazzi disse poche ma significative parole: “Si continua ad aggiungere la delusione per l’impunità di cui gode ancora oggi l’assassino di mio padre, con più che una sensazione che poteri forti, per ragioni che sfuggono a noi tutti, l’abbiano protetto in questi lunghi anni”.

 

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