Vitalizi, gli ex parlamentari battono cassa

POTENZA – E’ una storia che dura da quasi due anni ma rischia di creare un nuovo caos quella dei vitalizi agli ex parlamentari.

Con pronunce e diffide, che rischiano di trascinare la vicenda ben oltre la normale dialettica. Anche nei giorni dell’emergenza sanitaria ed economica, con il Paese impegnato a combattere una battaglia insidiosa contro il nemico invisibile del Covid-19, c’è chi rivendica diritti acquisiti e non è disposto a retrocedere di un millimetro. Ne abbiamo parlato nei mesi scorsi, ma le ultime puntate sono arrivate sul finire di aprile e qualche giorno fa.
CONSIGLIO GIURISDIZIONALE DELLA CAMERA
Protagonista il Consiglio giurisdizionale della Camera, che ha deciso, all’unanimità, di appoggiare in parte il ricorso di 1400 deputati e di aumentare gli assegni dei vitalizi se le condizioni di vita peggiorano.

Tradotto: i tagli dei vitalizi possono essere rimodulati e i politici pensionati di Montecitorio potranno chiedere “la  rideterminazione del trattamento economico, nel caso in cui si sia determinata una grave e documentata compromissione delle condizioni di vita personale o familiare”. La modifica – insomma – riguarda l’ampliamento dei casi in cui le persone che versano in situazioni molto gravi potranno avere un taglio ridotto. Casi da valutare singolarmente (si calcola che dei ricorsi presentati saranno ben pochi quelli oggetto di revisione), ma che non intaccano l’essenza del taglio voluto all’inizio della nuova legislatura e “vessillo” del Movimento 5 Stelle con cui 1.338 parlamentari hanno subito un taglio dell’importo mensile pari al 40-60 per cento. L’organo interno della Camera ha deciso che per i casi di documentata necessità, che saranno valutati singolarmente dal collegio dei questori e dall’ufficio di presidenza di Montecitorio, sarà possibile una rimodulazione delle clausole di salvaguardia previste dalla delibera che a suo tempo tagliò i vitalizi. Nulla più.

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di Celestino Benedetto