Zona rossa, Tar respinge il ricorso degli avvocati lucani

POTENZA- Il Tribunale amministrativo di Basilicata ha bocciato il ricorso presentato da nove avvocati lucani contro l’ordinanza del Ministero della Salute, che ha istituito la zona rossa alla Basilicata a decorrere dal 1 al 15 marzo. Rappresentati dall’avvocato Donatello Gevovese, i riccorrenti avevano chiesto l’applicazione di misure restrittive limitate solo ai comuni a maggiore rischio epidemiologico, evidenziando la differenza con numerosi centri lucani dove i contagi risultavano esigui o pari allo zero , dunque in assenza di presupposti di rischio. <Per il residuo orizzonte temporale di vigenza dell’ordinanza impugnata – si legge nella sentenza emessa questa mattina dal Tar- ogni eventuale questione di costituzionalità… sarebbe comunque privata del requisito di rilevanza. Non ricorrono i profili di violazione di legge denunciati, considerato che la possibilità di differenziazione territoriale delle misure restrittive, (contemplata dall’art. 1, co. 16-bis, penultimo capoverso, del D.L. n. 33/2020), è rimessa, ad una determinazione amministrativa differente (e successiva) rispetto a quella istitutiva della “zona rossa” (ovverosia ad un’ordinanza di esonero adotta dal ministro della Salute d’intesa con il presidente della Regione, previo esperimento di un’apposita istruttoria funzionale al riscontro dei presupposti giustificanti la deroga a livello sub regionale).

In merito a quest’ultimo profilo – viene specificato nelle motivazioni della sentenza – la formulazione della citata norma – che prevede la deroga per “specifiche parti del territorio regionale” – è tale da prefigurare un regime di favore per contesti territoriali ben circoscritti e, quindi, non risulta utilmente invocabile nelle ipotesi, come quella in esame, in cui l’eventuale portata derogatoria coinvolgerebbe un numero elevato e geograficamente disomogeneo di comuni. In tale peculiare contesto, infatti, la selezione dei diversi regimi applicabili si esporrebbe ad intuibili difficoltà di ordine istruttorio, onerando l’Autorità amministrativa della verifica, per nulla agevole, dell’effettiva incidenza comune per comune del rischio epidemiologico, se si considera che quest’ultimo non è legato soltanto al numero dei contagi giornalieri, ma anche a parametri più generali e non sempre circoscrivibili a livello comunale (in primis, l’incidenza sul sistema sanitario regionale) potrebbe vulnerare l’efficacia delle misure adottate a tutela della salute pubblica, in quanto la loro “atomizzazione” territoriale verrebbe a collidere con la ratio tendenzialmente unitaria che deve ispirare l’azione di contrasto al fenomeno pandemico, salvi i casi, pur sempre derogatori, in cui un differente approccio sia effettivamente praticabile, oltreché opportuno>. Relativamente alla richiesta di annullamento dell’ordinanza del presidente della Regione Vito Bardi circa la sospensione dell’attività didattica in presenza e l’attivazione della dad anche per elementari e medie il tar si è espresso ritendendo la parziale improcedibilità del ricorso (in relazione all’ordinanza regionale, la cui efficacia è spirata in data 5/3/2021). Rilevata – dal Collegio – l’improcedibilità della domanda di annullamento relativa all’ordinanza del presidente della Regione tenuto conto che detto provvedimento con vigenza dall’1/3/2021 al 5/3/2021, è attualmente improduttivo di effetti e dal suo annullamento i ricorrenti non ritrarrebbero alcuna concreta utilitas. Al riguardo, il Tar precisa che, per effetto del nuovo D.P.C.M. del 2/3/2021, <all’introduzione della “zona rossa” consegue che le attività dei servizi educativi dell’infanzia e le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado si svolgono esclusivamente con modalità a distanza>.