Crob di Rionero, presidio attrattivo per il Sud Italia
Oncologico lucano, dopo la conferma della certificazione di Irccs intervista o al dg De Fino: "Non solo migrazione attiva ma presidio di specialisti itineranti"
RIONERO IN VULTURE - Non era scontato soprattutto con la nuova normativa, i cui criteri di selezione sono più stringenti rispetto al passato. Il Crob di Rionero ha confermato la sua eccellenza. Si tratta di un presidio di cura e ricerca in grado di attrarre migrazione sanitaria dalle altre regioni, di potenziare lo studio, la progettazione scientifica attraverso un concorso per 10 nuovi ricercatori, la clinicizzazione dei reparti affidati a docenti universitari, ma anche di portare i suoi specialisti sui territori a beneficio di tutte le aree della Basilicata. Il centro oncologico di riferimento regionale (e non solo) a conferma della certificazione di Irccs (Istituto di cura e ricerca a carattere scientifico) implementa la sua attività di screening e di cura delle neoplasie, esportando i suoi servizi. A partire da Matera con l’attivazione della struttura complessa interaziendale di Radioterapia gestita dai sanitari materani insieme a quelli del Crob con un’apparecchiatura gemella. Chiuso inoltre l’accordo con il dg dell’Asm Maurizio Friolo per la Brest Unit. Dopo le polemiche per lo stop del servizio di chirurgia senologica al Madonna delle Grazie, la soluzione è la firma con il Crob che porterà i suoi chirurghi direttamente nell’ospedale materano per effettuare gli interventi. E poi c’è la migrazione sanitaria attiva verso la Basilicata. In particolare sulla chemioterapia il 15% dei pazienti trattati a Rionero proviene dalla Campania, il 4% dalla Puglia e il 2% dalla Calabria. L’istituto, pilastro fondamentale del Servizio sanitario della Regione, dispone di 104 posti letto programmati (di cui 87 attivi per acuti) e 8 posti letto dedicati all’Hospice/Cure Palliative avvalendosi della “Basilicata Biobank”, struttura certificata Iso destinata alla conservazione e gestione di campioni biologici per la ricerca oncologica. Ricerca che prosegue con l’avvio di ulteriori progetti. A fare il punto sui dati del primo semestre è il direttore generale Massimo De Fino.
Ci sperava e la conferma è arrivata, il Crob è di nuovo Irccs... “Una grande soddisfazione. Non era scontato tenendo conto che nel 2026 è sorta una nuova normativa più stringente per quello che riguarda gli Irccs ma sono molto molto soddisfatto perché la squadra che abbiamo creato dal 2024, anche con la venuta del nuovo direttore scientifico il dottor Carlo Calabrese, ha operato nel modo migliore. Abbiamo avuto questo riconoscimento ministeriale, con la site visit. Sono rimasti impressionati in maniera favorevole, ce l’hanno dimostrato nell’ambito di quella che è stata la loro relazione, condividendo le attività che abbiamo svolto, le attrezzature e soprattutto l’impegno che abbiamo messo nel riportare il Crob ai vertici del settore oncologico non soltanto per il Sud ma anche per tutta l’Italia”.
Massimo De Fino, dg Crob
Ci sono progetti scientifici in cantiere? “Abbiamo presentato alla Commissione ministeriale i tre brevetti che sono di un anno, abbiamo ancora importanti progetti scientifici. Un progetto già finanziato, siamo tra i primi dieci finanziati dal Ministero per i nuovi ricercatori e stiamo studiando ancora ulteriori brevetti. La notizia è che abbiamo stipulato una convenzione oltre che con l’Università di Basilicata, che per noi resta il cardine, anche con altre università tra cui quella di Salerno. Importante dire che stiamo clinicizzando alcune nostre strutture, ovvero affidare la direzione dei reparti a professori universitari. Partiremo entro settembre con la prima clinica del nostro istituto che è la clinica della Radio-diagnostica e quindi con il professore Storto, il nostro direttore della Medicina nucleare, che è professore universitario e quindi sarà il titolare di questa cattedra e di questa clinica”.
Il Crob significa anche migrazione sanitaria... “Svolgiamo gran parte delle nostre attività a vantaggio dei cittadini che provengono da fuori regione, quindi all’interno della Basilicata siamo un punto di forza per quello che riguarda la migrazione sanitaria attiva. Parto dai servizi, abbiamo nell’ambito della Medicina nucleare circa il 60% delle attività svolte in favore di cittadini extraregionali soprattutto dalla Puglia, da Foggia, ma abbiamo anche tanta attività sia per quello che riguarda la Radiologia che per la risonanza magnetica. In particolare per quello che riguarda la radioterapia con i nostri nuovi acceleratori lineari di ultima generazione”.
Per quanto riguarda i ricoveri? “Riporto i dati del primo semestre. Sui ricoveri ordinari circa 2.000-2.200 e sui 3.700 day hospital, ben il 15% degli utenti provengono dalla Campania, soprattutto dalla provincia di Salerno e un altro 8% dalla Puglia, soprattutto dalla province di Bari e Foggia e un 6% dalla Calabria. Utilizzano le nostre strutture non soltanto per attività di ricovero ma anche per day hospital, soprattutto per quello che riguarda la chemioterapia, anche qui il 15% proviene dalla Campania, un 4% dalla Puglia e un 2% dalla Calabria. Sono dati importanti, numeri che stanno a significare come il polo di eccellenza della sanità oncologica lucana sia veramente centro di attrazione per le regioni limitrofe”.
Un Crob che continua a crescere anche per il resto della regione...“Abbiamo servizi sempre più importanti che guardano tutta la Basilicata. Prima di tutto stiamo aumentando anche il numero dei ricercatori. Abbiamo espletato un concorso per dieci nuovi ricercatori, quindi la ricerca sta andando avanti molto molto bene”.
Per l’assistenza? “Apriremo un ambulatorio di oncologia a Chiaromonte a settembre, associandolo anche alla psico-oncologia, per prendere in carico tutta la popolazione di quel territorio. Siamo pronti per attivare la struttura complessa interazionale di Radioterapia con l’ambulatorio di Matera, gestito insieme ai colleghi materani da noi con un apparecchio che è il gemello del verso Hd che abbiamo qui. Sono due apparecchi uguali. Ciò sta a significare che il paziente che viene trattato a Matera e il paziente che viene trattato qui da noi, su questi due apparecchi, ha le stesse caratteristiche, per cui se c’è un’anomalia da parte di un apparecchio, il paziente può continuare le cure con l’altro apparecchio senza rifare il centraggio preliminare. Ancora abbiamo, sempre con Matera, chiuso l’accordo col collega direttore generale Friolo per quello che riguarda la Breast unit, cioè gli interventi al seno, quindi di chirurgia senologica, andremo ad espletare questo tipo di attività anche all’interno dell’ ospedale di Matera. Questa è una novità nazionale: un complesso itinerante di chirurghi che si integrano con i chirurghi presenti a Matera per far sì che le donne di quell’area non pratichino i viaggi della speranza, ma possano essere curate anche chirurgicamente all’interno di questa struttura. E poi finisco con un’idea che stiamo portando avanti con la direzione scientifica e con la Regione all’interno del progetto Sintesi. Quella cioè di attivare la biobanca che noi già abbiamo, ma abbiamo la biobanca della ricerca, cioè pezzi anatomici che studiamo per eventuali brevetti. La vorremmo far diventare biobanca di popolazione. Dove gli screening, le ricerche che vengono fatte su tutta la popolazione della Regione Basilicata, anche a livello ambientale, quindi gli esami del sangue, vengono conservati da noi per un lungo periodo di tempo, per essere poi utilizzati nell’ambito della ricerca a 360° sulla popolazione della Basilicata”.
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