POTENZA - Il dietrofront c’è stato. Accanto all’attivazione delle guardie mediche all’interno delle tre case di comunità di Sant’Arcangelo, Vietri e Corleto Perticara (in linea con il piano e le indicazioni ministeriali), si lavorerà parallelamente per il mantenimento dei presidi di guardia medica già attivi sul territorio, garantendo la consueta copertura assistenziale ai cittadini. Si va anche verso la conferma del pieno mantenimento del poliambulatorio di Muro Lucano all’interno dell’ospedale di Comunità, blindando un punto di riferimento per la salute della comunità locale. E’ stato lo stesso presidente della Regione a comunicarlo ai 14 sindaci del Marmo Platano Melandro convocati lunedì mattina in viale Verrastro, comprendendo lo smarrimento rispetto ai tempi stretti richiesti per rivoluzionare la sanità territoriale. Per il momento le guardie mediche non chiudono, quindi. L’Asp in una nota aveva già previsto la soppressione di alcune sedi a partire da lunedì prossimo, in attuazione del Dm 77 del 2022 legato alle nuove strutture Pnrr, che dà avvio al piano di riorganizzazione dell’assistenza sanitaria di prossimità. Ma il disegno non è cambiato. Il percorso sarà più lungo, ma il nuovo modello organizzativo definito difficilmente verrà smantellato.
Al tavolo con i sindaci nella sala Inguscio era presente naturalmente anche l’assessore competente, Cosimo Latronico, che ha spiegato così come come cambierà l’assistenza medica e ambulatoriale. “Il disegno è sistematico. E’ per dare migliori servizi, non minori servizi. Parte da lontano, lavora per costruire sia le case di comunità come luoghi di assistenza territoriale sia la continuità assistenziale, che non sarà solo in forma fissa, ma anche in forma mobile. I cittadini avranno più servizi distribuiti sul territorio, si lavorerà per un’integrazione tra l’ospedale e il territorio. Si vogliono utilizzare meglio le risorse di cui disponiamo perché non ce ne sono tantissime. Quelle che abbiamo le dobbiamo mettere in condizione razionale perché la funzionalità sia al massimo livello. E’ un sistema che si costruisce oggi con l’obiettivo di aprire tutte le case di comunità, domani con un sistema di monitoraggio degli esiti. Ed è un sistema che si può perfezionare sempre”. Latronico ha anche rimarcato un dato economico. “La Regione sulla carta ha 400 guardie mediche che fanno in alcuni casi anche pochissimi accessi al mese e che costano 27 milioni di euro. Abbiamo la necessità di riorganizzare questo sistema per offrire ai cittadini risposte puntuali e immediate”. Parole ripetute nel pomeriggio anche al cospetto del direttivo Anci. Agli amministratori ha anche spiegato in quale direzione si intende andare con l’istituzione del numero unico 116117. “C’è una discussione in corso con gli amministratori - ha riconosciuto Latronico - perché stiamo per inaugurare le case e gli ospedali di comunità insieme alle centrali operative territoriali. Vanno riorganizzate anche le ex guardie mediche. Proveremo con un dialogo con i sindaci ad ottimizzare il servizio. Presto sarà attivato il numero unico 116117 che darà la risposta più idonea alla richiesta di assistenza del cittadino, indirizzerà il suo bisogno verso la sede della guardia medica o in caso di necessità si risolverà con la visita a domicilio del medico. Si supera così il concetto della guardia medica fisica e si introduce il concetto della visita a chiamata. Il medico partendo da una sede ravvicinata arriva a casa del paziente. C’è poi una struttura vicariale. Oggi chi va dalla guardia medica può correre anche il rischio di non trovarla. Con questo sistema dovremmo evitare episodi di questo genere. Non stiamo lavorando per desertificare ma - ha sottolineato l’assessore regionale alla Salute - per razionalizzare”. Un modello più vicino ai bisogni dei cittadini, anche secondo il direttore generale dell’azienda sanitaria locale di Potenza, Giuseppe De Filippis. “Il cambio di modello è un sistema più vicino ai bisogni dei cittadini. Prevede che esistano le case di comunità dove opereranno i loro medici di base che oltre al loro studio lavoreranno in quella struttura. E’ un sistema di vicariamento tra servizi di guardia medica, che suppliscono nel caso un collega sia impegnato in una visita domiciliare. Ci arriveremo a fasi. In questo momento stiamo valutando di riprendere le vecchie sedi, ma certamente il modello sarà quello. Nelle case di comunità sono previsti servizi diagnostici di primo livello che verranno svolti dai medici di medicina generale e dagli specialisti ambulatoriali. Questa è la sfida che il governo e l’Europa ci chiedono di vincere in tempo breve”.
IL DIRETTIVO ANCI
La notizia giunta dal Marmo Platano Melandro si è immediatamente diffusa sull’intero territorio regionale. E i cittadini sono inevitabilmente preoccupati dall’ipotesi di ritrovarsi senza assistenza sanitaria sotto casa. Gli stessi sindaci non sembrano affatto apprezzare il modello che la Regione intende portare nei 131 comuni. “Vogliamo capire - ha dichiarato il presidente dell’Anci, Gerardo Larocca - di che morte morire perché parliamo sempre di aree interne e spopolamento. E così non si fa altro che accelerare questo processo con la mancanza di questi servizi essenziali. Dobbiamo fare una distinzione. Non vogliamo assolutamente bloccare il processo di riorganizzazione della sanità, però alcuni servizi vanno garantiti. Altrimenti sarà una corsa al Pronto Soccorso. Un cittadino che si deve spostare a più di mezz’ora dal proprio comune potrebbe a quel punto raggiungere direttamente il San Carlo. Sarebbe un ulteriore danno alla sanità”.
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