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Inquinamento

"Mare monstrum", Basilicata maglia nera d'Italia

Reati e illeciti lungo i litorali, per Legambiente la nostra regione presenta il più alto tasso di episodi. Ma il trend è in calo rispetto al passato.

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Fabrizio Di Vito
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Primo Piano
"Mare monstrum", Basilicata maglia nera d'Italia
POTENZA - L’ennesimo triste primato di cui la Basilicata avrebbe fatto volentieri a meno. Con 23,6 illeciti per chilometro di costa, infatti, il mare della nostra regione risulta quello più “aggredito” d’Italia, secondo i dati contenuti nella 28ª edizione annuale del dossier “Mare Monstrum” di Legambiente. Alle spalle della nostra regione troviamo l’Emilia-Romagna (19,9), la Campagnia (18,6) e la Liguria (15,1). Un indicatore - precisa Legambiente - che al di là dei valori assoluti, evidenzia come la pressione illegale resti particolarmente elevata in specifici contesti territoriali.
I DATI DELLA BASILICATA- In Basilicata, secondo i dati aggiornati al 2025, si contano 1.470 tra reati e illeciti amministrativi (un trend comunque in calo rispetto all’anno precedente quando erano stati accertati 2.090 episodi), pari a 23,6 per ciascuno dei 62,2 km di costa. Guardando, invece, la classifica dei valori assoluti, la Basilicata si piazza al 13° posto con 1.012 illeciti amministrativi e 458 reati. Il report di Legambiente si snoda attraverso i dati sull’attività di contrasto messa a segno dalle forze dell’ordine insieme alle Capitanerie di porto e si dipana lungo le 15 regioni costiere, che coprono complessivamente 61 province affacciate sul mare. Sono quattro i principali fattori di pressione sull’ecosistema marino e costiero individuati in questo dossier: l’inquinamento, il cemento illegale, la pesca di frodo e le violazioni del Codice di navigazione.
La copertina del report di Legambiente "Mare Monstrum"
La copertina del report di Legambiente "Mare Monstrum"
DATI NAZIONALI - Venendo ai dati, nel 2025 sono stati 20.490 i reati accertati, con una diminuzione del 20,4% rispetto all’anno precedente; a questi si aggiungono 36.322 illeciti amministrativi (-10,3%), per un totale complessivo di 56.812 violazioni ai danni delle coste e del mare. Un dato che restituisce comunque la misura di un fenomeno ancora ampio e diffuso in maniera capillare: circa 156 illeciti al giorno e oltre 6 ogni ora lungo le coste del nostro Paese. Vale sempre la pena ricordare che questi numeri sono il risultato dei 750.828 controlli effettuati nel 2025 (-19,8% rispetto al 2024), una flessione che contribuisce a spiegare, almeno in parte, la riduzione complessiva degli illeciti accertati. Sono 21.726 le persone denunciate (-19,2%) e 93 quelle arrestate (-31,1%), mentre i sequestri effettuati sono stati 3.267 (-19,9%). Sul fronte amministrativo si registrano 37.680 sanzioni irrogate (-6,6%), per un valore complessivo pari a oltre 191 milioni di euro, in forte contrazione rispetto al 2024 (-58,1%), a conferma di un ridimensionamento complessivo delle attività sanzionatorie rilevate. Al primo posto della classifica nazionale per numero di reati si conferma la Campania (4.002), seguita da Puglia (2.599), Sicilia (2.448) e Calabria (1.929). Complessivamente, nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa si concentra il 53,6% dei reati nazionali, un dato che evidenzia la persistenza di una forte pressione delle illegalità ambientali in questi territori. Analizzando le principali filiere dell’illegalità, il maggior numero di reati riguarda il ciclo illegale dei rifiuti e l’inquinamento marino, con 7.317 reati (pari al 35,7% del totale), seguito dal ciclo illegale del cemento con 6.189 reati (30,2%), dalla pesca illegale con 4.338 reati (21,2%) e dalle violazioni del Codice di navigazione e della nautica da diporto, anche in aree protette, con 2.646 reati (12,9%). Un quadro che, pur nella flessione complessiva rispetto all’anno precedente, conferma la strutturazione e la diffusione dei principali fenomeni illegali lungo le coste italiane.

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