Trecento milioni di metri cubi di risorsa idrica in più per il Sud Italia. Il piano di incremento punta a collegare Ofanto, Basento-Bradano e Jonico-Sinni
POTENZA - Trecento milioni di metri cubi d’acqua in più ogni anno. È questa la capacità di accumulo che il Piano straordinario per l’acqua punta a recuperare attraverso il completamento e l’efficientamento delle infrastrutture. Una quantità pari a circa la metà del deficit di accumulo complessivo registrato dagli invasi del distretto dell'Appennino meridionale.
L'avvio delle operazioni tecniche per il collaudo dei primi 6 chilometri e mezzo dell'adduttore Acerenza-Genzano – inaugura una nuova stagione che mira ad efficientare l’intero sistema costituito dalle dighe e dai grandi adduttori degli schemi Ofanto, Basento-Bradano e Jonico-Sinni. Tre grandi sistemi che dovranno essere sempre più collegati tra loro. Trecento milioni di metri cubi in più significano maggiore capacità di fronteggiare i periodi di siccità, ridurre il rischio di turnazioni e razionamenti e garantire una riserva maggiore sia per gli usi potabili sia per l’irrigazione. Per la Basilicata, terra di agricoltura e di grandi invasi, la disponibilità di acqua rappresenta una condizione essenziale per la competitività delle imprese agricole e per la tenuta dei territori. E la crisi climatica rende ancora più evidente la necessità di passare dalla gestione dell’emergenza alla programmazione della risorsa. E dal piano nazionale degli interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico “Pnissi” si possono attingere ulteriori risorse per colmare un deficit di circa altri 300 milioni di metri cubi l’anno. La questione sarà ora stabilire quali opere finanziare per prime, in un quadro nel quale le risorse non sono illimitate.