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Acque minerali, la "rivolta" di quattro sindaci

"Subito le royalties ai Comuni e canoni più alti”

Da tre anni la Regione non eroga il dovuto. Di Nitto, Telesca, Maglione e Rizzo scrivono a Bardi: “La quota del 20% insufficiente rispetto al valore economico generato"

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Primo Piano
"Subito le royalties ai Comuni e canoni più alti”
RIONERO - Quattro sindaci uniti per far valere i diritti delle loro comunità sul tema dell’acqua. E questa volta a far scendere in campo i primi cittadini non è la crisi idrica, sempre dietro l’angolo, ma le concessioni di acque minerali in particolare la liquidazione ai Comuni delle somme dovute per gli anni 2023- 2024-2025 ai sensi della legge regionale 43 del 1996. Mario Di Nitto di Rionero, Donato Telesca di Atella, Giuseppe Maglione di Melfi e Antonio Rizzo di Viggianello hanno inviato una lettera aperta al presidente della Regione Vito Bardi, agli assessori regionali e a tutta l’assise consiliare per chiedere un confronto urgente.
Un confronto istituzionale urgente sulla gestione delle concessioni delle acque minerali, il pagamento delle somme spettanti ai Comuni e una revisione complessiva del sistema dei canoni concessori: sono queste le richieste avanzate in una nota indirizzata al Presidente della Regione Basilicata, alla Giunta e al Consiglio regionale nell’ambito dell’iter di discussione del Disegno di legge n. 62/2025.
I primi cittadini accendono i riflettori sulle somme che la normativa regionale riconosce ai Comuni interessati dalla presenza di concessioni idrominerarie e stabilimenti di imbottigliamento. La legge regionale n. 43 del 1996, modificata dalla finanziaria regionale del 2020, prevede infatti che ai Comuni venga destinato il 20% delle royalties complessivamente incassate dalla Regione.
Secondo i sindaci, per le annualità 2020, 2021 e 2022 le somme sono state liquidate soltanto dopo numerosi solleciti e con notevole ritardo. Per quanto riguarda invece gli anni 2023, 2024 e 2025, gli enti locali lamentano l’assenza di informazioni sia sugli importi effettivamente spettanti sia sulle tempistiche di erogazione, nonostante la Regione abbia già incassato integralmente i relativi proventi.
Nella nota viene evidenziato anche un ulteriore aspetto considerato di rilevanza istituzionale. La legge regionale che ha istituito il Parco Naturale Regionale del Vulture prevede infatti che una quota delle entrate derivanti dalle royalties e dai canoni delle acque minerali venga trasferita all’Ente Parco per attività di tutela e valorizzazione del bacino idrominerario. Tuttavia, secondo quanto segnalato dai sindaci, tali risorse non risulterebbero mai essere state concretamente destinate all’Ente Parco per quanto riguarda i territori di Melfi, Rionero e Atella, con il rischio di indebolire gli strumenti di salvaguardia ambientale previsti dal legislatore regionale.
La seconda questione riguarda invece il futuro assetto della normativa regionale. I sindaci richiamano il contesto di crescente criticità idrica che interessa la Basilicata e sostengono la necessità di un approccio più rigoroso nella gestione di una risorsa strategica come l’acqua. In quest’ottica, l’eventuale revisione dei canoni concessori dovrebbe, secondo gli amministratori locali, fondarsi su criteri più equi, trasparenti e verificabili, capaci di valorizzare adeguatamente la risorsa e di incentivare comportamenti orientati all’efficienza e alla riduzione degli sprechi.
Particolare attenzione viene dedicata anche al tema occupazionale. I sindaci chiedono che la futura disciplina introduca indicatori oggettivi in grado di misurare le ricadute sul lavoro generate dalle attività di imbottigliamento. L’obiettivo è valutare il rapporto tra livelli occupazionali e volumi produttivi, tenendo conto dei cambiamenti introdotti dall’automazione e dalla crescente robotizzazione dei processi industriali. Secondo i firmatari, la concessione di una risorsa pubblica dovrebbe garantire benefici concreti e proporzionati ai territori che ospitano gli impianti produttivi.
Non manca infine il tema della distribuzione delle royalties. Per i sindaci, la quota del 20% attualmente riconosciuta ai Comuni appare insufficiente rispetto al valore economico generato dal settore e agli impatti che le attività produttive determinano sui territori in termini di viabilità, manutenzione delle infrastrutture, servizi e presidio ambientale.
A sostegno della richiesta vengono richiamati alcuni modelli adottati in altre regioni italiane. In Toscana i Comuni hanno un ruolo diretto nella determinazione dei canoni entro i limiti fissati dalla legge; in Emilia-Romagna i proventi vengono trasferiti integralmente ai Comuni interessati; in Lombardia il riparto assegna il 60% ai Comuni e il 40% alle Comunità montane; in Piemonte la quota destinata ai territori può arrivare fino al 70%.
Per queste ragioni i sindaci di Rionero in Vulture, Melfi, Atella e Viggianello chiedono alla Regione Basilicata di avviare un confronto istituzionale nell’ambito dell’esame del Ddl 62/2025, con l’obiettivo di definire una disciplina più equilibrata e capace di garantire maggiori ricadute economiche, occupazionali e ambientali per le comunità locali interessate dallo sfruttamento delle risorse idrominerarie.

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