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La denuncia dell’associazione “Il Filo di cotone”

“Quand campa campa e quand mor mor”. Ecco come la politica ha ridotto l’assistenza agli anziani

Anna Mancaniello: "Troppe le famiglie che ormai non ce la fanno più, piegate dalla crisi e dall’assenza di aiuti da parte della Regione”

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Mara Risola
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Primo Piano
“Quand campa campa e quand mor mor”. Ecco come la politica ha ridotto l’assistenza agli anziani
POTENZA- C’è chi ha deciso di vendere l’abitazione di famiglia, quella che un tempo era dei genitori, per far fronte alle ingenti spese necessarie per il mantenimento (a casa o in una struttura privata) della madre allettata o del padre affetto da demenza senile, o nella peggiore delle ipotesi di entrambi. “Ci sono persone in disagio economico che con il costo della vita di oggi, a cui aggiungere rette o stipendio della badante, non riescono più ad andare avanti”. C’è anche chi, disarmato dalla crisi economica e dalla carenza di aiuti da parte delle istituzioni, è costretto a licenziarsi: “A fronte di costi mensili che vanno dai 1.000 ai 2.500 euro per un posto in una struttura per anziani, in molti hanno preferito restare a casa, per assistere il familiare malato, piuttosto che affrontare delle spese che non equivalgono neanche agli stipendi percepiti. Per questo si licenziano”. E poi c’è chi, non potendo permettersi di non andare al lavoro (dovendo mantenere i propri figli) o di pagare l’assistenza ai genitori con pensione minima, spalle al muro si vede costretto a lasciare l’anziano/a da solo/a per buona parte della giornata. “Una persona che si è rivolta alla nostra associazione non potendo mandare avanti la sua di famiglia, ha dovuto lasciare la madre per diverse ore al giorno sola a casa. Costretta da questa società cieca. E sapete cosa mi ha detto: ‘signora quand’ campa campa e quand’ mor mor, non so più cosa fare’”. Sconfortata è la parola giusta per definire l’umore della presidente del Filo di Cotone, l’associazione dei familiari di pazienti anziani o fragili di Basilicata. Anna Mancaniello conosce bene i problemi di chi si trova ad affrontare una condizione di non autosufficienza, sia dal punto di vista dell’anziano che del caregiver. Nelle circa 80 strutture sul territorio regionale, sono oltre 4mila le persone assistite e 2mila il personale a disposizione tra infermieri, Oss e inservienti. La realtà lucana poi, è un unicum in tutta Italia. “Siamo una regione scarsamente popolata a rischio desertificazione dice Mancaniello- , la stragrande maggioranza della popolazione è composta da anziani, ma qui da noi l’anziano, soprattutto se fragile, viene messo in secondo piano dalle istituzioni. In molti casi dimenticato. Se non ci fossero le famiglie a prendersi carico dei propri cari sarebbe la fine. Ma è giunto il tempo che le famiglie non ce la fanno più e non per loro volontà ma perché i soldi non bastano e non si arriva a fine mese”. Tra i rincari nel carrello della spesa, le utenze e soprattutto la benzina. Vivere oggi è difficile soprattutto se gli stipendi, quando arrivano, sono quelli di 10 anni fa. Non calibrati al caro vita e dunque con potere d’acquisto limitato.
L’APPELLO ALLA REGIONE
L’appello è indirizzato all’ente regionale, in particolare all’assessore alla Sanità Cosimo Latronico e al direttore del Dipartimento Domenico Tripaldi. “Vorremmo sapere se e quando sono disponibili a incontrarci - fa sapere Mancaniello- e se hanno intenzione, questa volta, di offrirci soluzioni concrete e non promesse che poi non sono in grado di mantenere”.
Anna Mancaniello
Anna Mancaniello
L’associazione da anni si batte per garantire un’assistenza dignitosa alle persone avanti con l’età autosufficienti ma sole, non autosufficienti o allettate. Per questo il confronto con l’ente regionale è sempre stato serrato, non sono mancati momenti di tensione, o al contrario di condivisione degli intenti, ma ad oggi le questioni in sospeso sono troppe, irrisolte e senza una programmazione all’orizzonte. Per questo la presidente Mancaniello, che raccoglie le istanze di tante famiglie sui territori, ha voluto, per l’ennesima volta, fare da pungolo, nella speranza che possa muoversi qualcosa. E i fronti aperti sono davvero tanti.
I PANNOLONI
Si parte dall’Abc, i pannoloni. E’ ormai in proroga da quasi un anno, la delibera di giunta scaduta lo scorso agosto 2025 che disciplina la prescrizione per l’erogazione da parte dei medici di famiglia, di dispositivi per l’incontinenza. Quella per intenderci che stabilì, nella seduta di giunta dell’otto agosto 2024, la ‘classe dei criteri di assorbenza’: lievissima (nessuna prescrizione), lieve un pannolino al giorno e 30 al mese, media 2 pannolini al giorno e 60 al mese, grave/gravissima 3 pannolini al giorno e 90 al mese. Da allora è rimasto tutto così, a fronte di numerosi solleciti indirizzati al Dipartimento dall’associazione a cui, come detto, fanno fronte le istanze dei cittadini. “La gente non ce la fa con 3 pannoloni al giorno. E’ una questione di decenza, di pulizia. Ne servono almeno 5 nei casi gravi. Immaginarsi se c’è un problema di salute che complica le cose”, sottolinea Mancaniello. Basta farsi due calcoli. Una confezione mediamente costa 23 euro e contiene 30 dispositivi. Costi proibitivi per molte famiglie.
FISIOTERAPISTI E ANALISI
Un’altra criticità riguarda la sospensione del servizio di fisioterapia da circa un mese. A casa come nelle case di riposo. “E’ tutto bloccato e dobbiamo pagare il fisioterapista se lo vogliamo- dice Mancaniello- come se nell’assistenza domiciliare questa funzione non fosse più prevista”. E invece lo stop è legato alla delibera regionale sui tetti di spesa che allo stesso modo interessa anche i laboratori di analisi che non riescono a erogare le prestazione in regime di convenzione pubblica, non rientrando più nel budget e costringendo anche i possessori di ricetta, spesso anziani, a pagare il servizio di tasca propria. Ulteriore carico sulle spalle del cittadino.
CASE DI RIPOSO
E poi ci sono gli aumenti disposti dalla case di riposo, sui quali la Regione già dallo scorso anno, è intervenuta spiegando il fatto come una “decisione imprenditoriale”. Che tuttavia ricade, anche questa, sulle spalle delle famiglie. “Siamo senza mezzi e del resto non possiamo addossare i problemi sui conti di chi gestisce le strutture private- evidenzia Mancaniello - ma i costi per molti sono diventati insostenibili”. Si parte dai 1.500 euro per gli autosufficienti fino ai 2.500 per i non autosufficienti. “E’ comunque vero che i costi delle utenze sono aumentati anche per le strutture- sottolinea la presidente del Filo di cotone- si pensi che ce ne sono alcune che pagano 60mila euro l’anno di spazzatura. Ma dall’altro lato le pensioni, spesso al minimo, non bastano. E su questo la Regione è totalmente assente”.
ACCREDITAMENTO CHE NON C’E’
La questione delle case di riposo, e soprattutto degli aumenti disposti da circa un anno, è legata all’accreditamento. La Regione, in particolare la prima amministrazione Bardi, ha interrotto il sostegno disposto in passato alle strutture.
L'assessore Latronico e il dg Tripaldi
L'assessore Latronico e il dg Tripaldi
La situazione è ‘precipitata’ con l’abrogazione da parte dell’ente di viale Verrastro del comma 5 dell’art. 5 della legge regionale 8 del 2018 che, in soldoni, assegnava una quota giornaliera di 18 euro al giorno per anziani non autosufficienti e di 22 euro per anziani allettati, nel limite massimo del 20% dei posti letto attivati nella singola struttura. La cancellazione del comma 5 è stata determinata dalla segnalazione di profili di incostituzionalità da parte dell’Ufficio legislativo del Ministero della Salute poiché le sue previsioni si ponevano in contrasto con i livelli essenziali stabiliti dal legislatore statale e in particolare dall’articolo 11 della legge 328, legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, data l’assenza del manuale di accreditamento che impedisce il rilascio della relativa certificazione alle amministrazioni comunali. Manuale che poi ha visto la luce dopo 6 anni, a fine dicembre 2024 con dgr 388. In pratica l’esigenza è quella di mappare e dunque accreditare chi si occupa di assistenza privatamente. Una sorta di classificazione delle strutture a bassa, media e alta intensità assistenziale: da Casa di riposo, a Rsa 1, Rsa 2. Ciascuna casistica impone una rispettiva funzione di assistenza e dunque di contingente di professionisti. E dunque di sostegno da parte del pubblico. Ma il manuale è nei fatti rimasto lettera morta. E con il manuale inutilizzabile, anche i fondi alle strutture sono bloccati. “Il manuale non è entrato in funzione- evidenzia Mancaniello- lo sappiamo per certo perché con questo documento si da mandato ai Comuni di accreditare le strutture, ma i Comuni ad oggi sono bloccati nelle more della predisposizione di un regolamento che renda esecutivo il manuale e che consenta loro di effettuare la classificazione”. “Abbiamo incontrato l’assessore Lavalle e il presidente Smaldone del Comune di Potenza – prosegue la presidente del Filo di cotone- e ci hanno confermato di essere pronti da parte loro ma se dalla Regione non arriva l’input resta tutto così”. Un riordino necessario sul quale l’associazione invoca il tempestivo intervento: “Che cosa aspettano? Ci sono tante strutture pronte e qualcuna che invece presenta problemi in termini di requisiti- prosegue Mancaniello- parlo di personale non adeguato, carenze infrastrutturali. Se fossi l’assessore Latronico farei un giro in questi centri per rendermi conto della realtà. La Regione deve fare la sua parte”. Poi la proposta: “Se per Latronico e Tripaldi la questione dei fondi alle case di riposo è ormai chiusa trattandosi, come dicono, di logiche imprenditoriali, la soluzione potrebbe essere quella di dare un voucher alle famiglie più bisognose, come per la verità promesso in un incontro di Natale dallo stesso dg Tripaldi, promessa inattuata che in altre regioni è da tempo realtà. Ma che non si metta come Isee la soglia di 6mila euro perché così non rientra nessuno”. “Ci sono tanti casi di persone che hanno rinunciato all’assistenza – rimarca la presidente - perché non possono permettersela. Altri invece decidono di seguire i figli al Nord, o all’estero e sapete che vi dico? Fanno bene”.
IL DECRETO MINISTERIALE
Un altro documento fondamentale del quale il manuale dovrebbe essere avvalersi, è certamente il decreto ministeriale Anziani, o meglio di riordino delle Rsa. Il decreto legislativo 299 del 2024. La normativa potenzia l’assistenza domiciliare per ritardare il ricovero e fissa nuovi standard nazionali per l’accreditamento e la sicurezza delle strutture. Il quadro normativo e le novità di riordino si sviluppano su diversi punti chiave: standard strutturali e di qualità, con regole stringenti per l’accreditamento delle Rsa che riguardano i requisiti alberghieri, di sicurezza, di gestione del rischio clinico e di formazione del personale per garantire uniformità in tutte le regioni. Inoltre viene regolamentata la prestazione universale per anziani ultraottantenni con gravissima non autosufficienza e Isee basso. Questa misura integra l’indennità di accompagnamento con un assegno fino a 850 euro al mese. A cui aggiungere il contributo sanitario a carico del Fondo sanitario nazionale. Un decreto sul quale il Ministero si aspetta l’operatività delle Regioni, in particolare sulla questione delle strutture da mappare. Che in Basilicata ancora restano nel limbo di una mancata classificazione.
I SINDACATI E LA GARANTE PER I DISABILI DOVE SONO?
In tutto questo per Mancaniello c’è da registrare il silenzio dei sindacati e soprattutto della garante per i disabili Marika Padula, nominata lo scorso anno come figura istituzionale di riferimento. “Ci avevano assicurato l’istituzione di una figura a cui potevamo appellarci. Ma la dottoressa non ci ha mai convocati. Anche solo per cortesia, poi ovviamente per conoscere i problemi dei nostri anziani e delle famiglie che li assistono. Che come vedete non sono pochi”. “I sindacati invece – sottolinea la presidente del Filo di Cotone - dovrebbero seguire più da vicino le situazioni lavorative in queste strutture. Non è compito che può fare un’associazione di parenti”. Perché se un dipendente a cui eventualmente non venissero garantiti i diritti che gli spettano da contratto, lavora male, tutto si ripercuote sulla dignità di un essere umano che non può tutelarsi. Poi la politica si interroga sul perché i giovani vanno altrove a cercare lavoro.
ASSISTENZA PROTESICA
Mancaniello porta all’attenzione anche la vicenda dell’assistenza protesica. “Fino a marzo scorso hanno sospeso la richiesta dei presìdi, carrozzine, protesi e quant’altro. Non era possibile beneficiarne. Il servizio è tornato operativo da dopo marzo ed è stato bloccato per 6, dico 6 mesi: fate un po' voi”.
I FONDI CI SONO MA CHE FINE FARANNO?
Dall’associazione la richiesta di un intervento urgente da parte della Regione a sostegno delle famiglie che assistono un anziano o una persona non autosufficiente. “Ci chiediamo che fine faranno i fondi disposti a fine maggio dalla ministra Calderone che ha registrato alla Corte dei conti il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 20 aprile 2026, recante l’adozione del Piano nazionale per la non autosufficienza e il riparto del Fondo per le non autosufficienze relativo al triennio 2025-2027, con uno stanziamento complessivo di 3 miliardi di euro. La registrazione del provvedimento dota il Paese di un quadro di programmazione certo e strutturato, avviando formalmente l’iter operativo per l’implementazione dei servizi di assistenza sul territorio”. Uno stanziamento importante sul quale l’associazione invoca una programmazione seria da parte dell’ente regionale che tenga conto delle persone fragili. C’è infine l’attenzione dedicata dall’assessore Cupparo che ha proposto e fatto approvare dalla giunta l’avviso pubblico ‘Sostegno alle attività imprenditoriali di interesse socio-assistenziale’, destinando una dotazione finanziaria di 8 milioni di euro a valere sulle risorse Fsc 2021-2027 nell’ambito dell’Accordo per la Coesione. L’intervento è finalizzato a sostenere la diffusione e il rafforzamento delle attività economiche a contenuto sociale, incentivando investimenti per l’avvio, l’ampliamento, la riqualificazione e l’adeguamento di strutture destinate ai servizi socio-assistenziali e socio-sanitari rivolti alle fasce più fragili della popolazione. “Un aiuto importante per sostenere le imprese che operano nell’assistenza- conclude Mancaniello- ci piacerebbe che la stessa attenzione fosse rivolta alle famiglie, alle persone fragili, non con promesse ma con i fatti. Le parole lasciano il tempo che trovano. Le famiglie non ce la fanno più. L’assessore venga a vedere”. Un appello accorato che l’associazione rivolge alla politica, perché in una terra che invecchia sempre più, si possa guardare agli esempi delle regioni più virtuose, come quelle del Nord (meglio ancora in Germania) dove da tempo viene dedicato un dicastero/assessorato alla terza età che dispone politiche sociali di assistenza vera, per quanti non possono permettersela. A partire dai villaggi della terza età che non hanno nulla a che vedere con la logica degli ospizi, ma nei quali l’anziano trova un posto nel mondo dignitoso e il giovane professionista della sanità un’occupazione reale, anche questa dignitosa. Concetto del quale il mondo di oggi, sente sempre più la mancanza.

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