MATERA- A rischio il futuro di 350 famiglie nel silenzio della politica e dell'azienda. La vertenza CallMat è arrivata a questo punto. Perciò le segreterie sindacali di Slc Cgil, Fistel Cisl, UilFpc, e Ugl telecomunicazioni si sono rivolte direttamente all'arcivescovo di Matera-Irsina, monisgnor Benoni Ambarus. “Quando il lavoro viene meno, una comunità rischia di perdere anche la speranza” dicono i segretari regionali Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano. I sindacati denunciano una situazione che ritengono gravissima. Con l'esito negativo dell’ultimo incontro di fine settembre, è stato prospettato l’invio delle lettere di licenziamento collettivo per i 350 dipendenti del sito materano.
Alla base dell’intenzione manifestata dall’impresa ci sarebbe la decisione della committente Tim di non prorogare i volumi di traffico sul presidio lucano oltre il 31 dicembre prossimo. Le attività precedentemente gestite da CallMat dunque, sarebbero state indirizzate verso altri fornitori o altri territori. “Se i volumi sono diminuiti - dicono i sindacati- Tim lo dimostri con dati, numeri e documenti. Se invece le attività continuano a essere svolte e vengono trasferite altrove, qualcuno spieghi perché a pagare debbano essere i lavoratori di Matera”. “Eccellenza, ascolti il grido della nostra città” , è l'appello dei segretari, che chiedono esplicitamente alla Chiesa di sostituirsi alle istituzioni dopo le continue richieste di soluzioni, come dicono senza risposta, inoltrate all'azienda, alla committente, alla Regione e al Ministero. “Le chiediamo – concludono i sindacalisti- di fare ciò che da sempre le appartiene: stare accanto a chi soffre, difendere la dignità della persona, dare voce a chi rischia di non averne più”.