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Dalla Cgil e dal Sunia netto no alla riforma Meloni

"Il Piano Casa non risolverà la crisi abitativa in Basilicata”

In Basilicata il 36,2% di alloggi sfitti ma stipendi non oltre i 1200 euro: “Per giovani, precari e pensionati mutui impossibili”. Solo a Matera, a oggi, 800 le richieste per alloggi di edilizia popolare

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Primo Piano
"Il Piano Casa non risolverà la crisi abitativa in Basilicata”
POTENZA - “Il Piano Casa varato dal Governo Meloni è lontano dall’affrontare la grave crisi abitativa, di fatto riproponendo un quadro carente di obiettivi senza considerare le urgenti priorità basate sui fabbisogni reali, soprattutto in relazione alle fasce in condizione di maggiore precarietà”. È questa la posizione del Sunia (Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari) e della Cgil Basilicata e di Potenza sul Piano Casa illustrato in una conferenza stampa a Potenza dai segretari generali Cgil Basilicata e Cgil Potenza, Fernando Mega e Vincenzo Esposito, e il segretario nazionale Sunia, Nicola Zambetti.
“Dopo anni di tagli – hanno evidenziato - il Governo si rende finalmente conto che esiste un problema casa, ma la previsione di portare a 1 miliardo e 700 milioni di euro lo stanziamento complessivo per rendere agibili 60.000 alloggi attualmente non utilizzabili di edilizia residenziale pubblica risponde solo in parte alle domande inevase presso Comuni e presso ex IACP e non affronta il nodo di rilanciare il servizio abitativo pubblico con misure strutturali”.
Nello specifico in provincia di Matera, a oggi, sono 800 le richieste pervenute per alloggi di edilizia popolare, di cui 600 nel capoluogo, dove il costo del fitto, per un’abitazione di circa 80 metri quadrati, è di 500 euro in periferia e 800 in centro. A Matera città sono 24 gli alloggi da assegnare, in ristrutturazione, mentre sono 85 quelli Ater inutilizzati e da recuperare. Gli alloggi non occupati sono 41. A Potenza città sono invece 1109 gli alloggi popolari, ritenuti insufficienti rispetto alla domanda. All’ultimo bando indetto dal Comune di Potenza hanno partecipato 620 famiglie, di cui solo 57 risultate assegnatarie, a fronte di 391 alloggi Ater non occupati. Il caro fitti nel capoluogo di regione incide per il 58% sul salario già basso. In generale in Basilicata risultano 36,2% di alloggi non occupati, contro una media nazionale del 32%, “frutto del forte spopolamento, specie nelle aree interne e nei piccoli comuni”.
In questo quadro per il Sunia e la Cgil “il Piano Casa risulta del tutto inadeguato e insufficiente. Manca una previsione di stanziamenti adeguati al fondo di sostegno all’affitto e per la morosità incolpevole, il primo privo di risorse da tre anni, necessari per affrontare l’emergenza e prevenire nuovi sfratti. È grave e pericoloso, inoltre, quanto sarebbe stato deciso in merito ad una ulteriore accelerazione delle esecuzioni degli sfratti che, in gran parte, riguardano famiglie in gravi difficoltà economiche le quali, peraltro, attendono il contributo del fondo di sostegno all’affitto. Desta forti perplessità il crescente ruolo attribuito ai soggetti privati per la realizzazione di alloggi a costi accessibili, che senza una precisa regia pubblica rischia di orientare gli interventi secondo logiche esclusivamente legate al mercato, anche speculativo, e a favore della rendita immobiliare. Le risorse per costruire case saranno fondi immobiliari privati con la partecipazione della cassa deposito e credito che dovranno realizzare alloggi da vendere o affittare ad un prezzo di mercato ridotto del 30%. Ma in una regione come la Basilicata, dove i salari non superano in media 1200 euro al mese, i lavoratori precari, i giovani, i genitori separati, i pensionati che non hanno la capienza necessaria non riusciranno ad accedere ad un mutuo trentennale o a pagare il canone di mercato ridotto del 30%. C’è un problema di salario e di rendita dell’investimento. Oggi un lavoratore per accedere ad un mutuo trentennale deve avere un reddito netto mensile di euro 1800 e garanzia Consip. Lo stesso lavoratore con quel reddito non riesce a pagare un canone superiore a 700 euro mensile. I fondi immobiliari non realizzano alloggi da vendere o affittare a canoni sostenibili per i redditi dei lavoratori”.
In definitiva il Piano Casa “nasconde la svendita del patrimonio di edilizia pubblica, l’apertura alla rendita immobiliare senza misure che mettano al riparo dai rischi della speculazione e la definitiva abdicazione dello Stato al proprio ruolo di garanzia dei diritti sociali, scaricando sul mercato immobiliare e soprattutto sui grandi operatori privati il problema del disagio abitativo”. Per Cgil e Sunia “il diritto alla casa necessita di un forte intervento pubblico. Non si può delegare al solo mercato privato: serve una politica sociale e industriale sulla casa che nel Piano non si ravvisa. È necessario rilanciare una politica che garantisca sia il diritto alla casa che l’inclusione e la coesione sociale, proponendo regole di sostenibilità in termini di qualità e costi, e garantendo il benessere delle persone e delle comunità, identificando interventi che mirino a soddisfare le esigenze ambientali, contrastando provvedimenti che favoriscono interessi speculativi e alimentano ulteriori squilibri nel mercato immobiliare. Occorre una politica che agisca sia a livello centrale che locale con una strategia complessiva per affrontare i nodi del disagio abitativo con determinazione e con risorse adeguate, considerando la casa come una infrastruttura sociale indispensabile, potenziando e progettando soluzioni da inserire in più ampi processi di rigenerazione urbana”. Per questo la Cgil chiede alla Regione Basilicata “di accogliere le proposte avanzate sul diritto all’abitare, a partire dal progetto di co-housing sociale presentato dallo Spi Cgil”.

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