Logo La Nuova del Sud

Strage al deposito Eni

Calenzano, concordati sei patteggiamenti: pene per 14 anni

L'esplosione costò la vita anche a due operai lucani: per la Procura ci fu un «errore inescusabile» durante la manutenzione. Chiesto il processo per tre imputati

|
Redazione
|
Cronaca giudiziaria
Calenzano, concordati sei patteggiamenti: pene per 14 anni
CALENZANO - Sei patteggiamenti e tre richieste di rinvio a giudizio. Questo il quadro delineato dalla procura di Prato che dopo l’incidente probatorio e l’avviso di conclusione delle indagini preliminari relativi alla strage di Calenzano del dicembre 2024, in seguito alla quale persero la vita anche due operai lucani della Sergen, Franco Cirelli di Cirigliano e Gerardo Pepe di Sasso di Castalda, ha dato il consenso per sei dipendenti Eni indagati per omicidio colposo plurimo e disastro colposo per un totale di 14 anni e mezzo di reclusione.
A presentare la richiesta di patteggiamento per l’esplosione nel deposito carburanti Eni alle porte di Firenze sono stati i difensori Luigi Cullurà, dirigente del deposito (due anni e nove mesi), Carlo Di Perna, responsabile manutenzione del deposito (due anni e sei mesi), Emanuela Proietti, responsabile servizio di prevenzione e protezione Eni (due anni e cinque mesi), Marco Bini, preposto Eni (due anni e tre mesi); Andrea Strafelini, coordinatore giornaliero preposto (due anni e tre mesi); per tutti e cinque con sostituzione del lavoro di pubblica utilità. La difesa di Elio Ferrara ha richiesto la pena finale di due anni, con sospensione condizionale della pena e non menzione della condanna nel casellario giudiziale.
Per Francesco Cirone, datore di lavoro della Sergen, impresa esecutrice dei lavori per la realizzazione di una nuova linea di carburante nel deposito, Enrico Cerbino, responsabile del progetto di Eni e il lucano Luigi Murno, preposto della Sergen (a sua volta rimasto gravemente ferito in seguito all’incidente), è stato chiesto il rinvio a giudizio. La Procura, ha spiegato il procuratore Luca Tescaroli, ha dato parere favorevole «in regione della congruità delle pene proposte rispetto alla gravità complessiva del fatto, tenuto conto che l’applicazione ditale rito consente l’abbattimento delle pene sino a un terzo, che è stato documentato il risarcimento del danno ai familiari delle vittime e che il ristoro che è stato fin da subito condiviso e attivamente sollecitato dai sei imputati”. Al momento della tragedia i due operai lucani erano impegnati in alcuni lavori di manutenzione. Per l’accusa alla base dell’incidente ci fu un errore inescusabile, ovvero consentire il rifornimento delle autobotti durante l’intervento su una delle colonnine.

Ultime Notizie di cronaca giudiziaria