Natuzzi, quasi 500 esuberi tra Puglia e Basilicata
Nuova fumata nera al Mimit, il Gruppo conferma la chiusura del sito Jesce 2 e la vendita dello stabilimento di Ginosa: sospeso il confronto con i sindacati
MATERA - Si allarga l’ombra della crisi sul comparto del mobile imbottito tra la Murgia e Matera, uno dei distretti industriali-poli produttivi più rilevanti del Mezzogiorno. La mancata intesa al tavolo romano sulla vertenza Natuzzi rischia infatti di produrre ripercussioni non solo sui lavoratori diretti del gruppo, ma su un intero ecosistema industriale fatto di indotto, piccole imprese e filiere locali già provate dal calo della domanda internazionale. È questo il quadro che emerge dopo l’ultimo confronto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, conclusosi senza accordo tra azienda e organizzazioni sindacali. Una “fumata nera” che acuisce l’incertezza su un settore strategico per Basilicata e Puglia.
Distretto sotto pressione
Il comparto del mobile imbottito dell’area murgiana-materana, storicamente trainato dalla presenza di Natuzzi, vive da tempo una fase di transizione complessa. La contrazione degli acquisti nei mercati di riferimento, unita alle tensioni geopolitiche e all’aumento dei costi, ha già ridimensionato volumi e prospettive. In questo contesto, il piano industriale 2026-2028 presentato dall’azienda - con interventi di riorganizzazione e riduzione del personale - rischia di avere un impatto significativo su tutta la filiera: fornitori, terzisti, logistica e servizi collegati.
Il nodo occupazione
Il gruppo, che conta circa 1.800 addetti tra Italia e Romania, ha messo sul tavolo misure drastiche: chiusura del sito di Jesce 2, cessione dello stabilimento di Ginosa, esodo volontario per circa 400 lavoratori prossimi alla pensione e ricollocazione di altri 300 in imprese del territorio, oltre a un piano di investimenti da oltre 50 milioni di euro nel triennio. Le organizzazioni sindacali - Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil insieme a Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, con le Rsu – hanno però giudicato il piano non condivisibile nelle condizioni attuali, ribadendo la necessità di punti ritenuti fondamentali: internalizzazioni, certezze sul perimetro industriale e strumenti volontari di uscita accompagnati da politiche attive.
Distanze ancora ampie
Nel corso del confronto al Mimit, azienda e sindacati hanno confermato posizioni ancora distanti. Natuzzi ha difeso il piano come risposta necessaria a uno scenario globale in rapido cambiamento, sottolineando di aver mostrato apertura su più aspetti per salvaguardare occupazione ed equilibrio economico-finanziario. Di contro, le organizzazioni sindacali hanno ribadito la disponibilità al dialogo, ma senza pregiudiziali, insistendo sulla necessità di un’intesa che garantisca prospettive industriali solide e tutela dei posti di lavoro. Le organizzazioni sindacali hanno pertanto ribadito che l’obiettivo resta quello di perseguire un’eventuale intesa, che possa fondarsi su alcuni contenuti ritenuti fondamentali per garantire prospettive industriali e occupazionali: il tema delle internalizzazioni; un quadro certo di prospettive industriali e produttive per la definizione e la tutela del perimetro industriale; l’attivazione di piani di incentivo all’esodo e di politiche attive su base volontaria. La ripresa del tavolo di confronto rimane l’obiettivo centrale delle organizzazioni sindacali. “Auspichiamo che i prossimi passi dell’azienda - scrivono i sindacati in una nota - si muovano nella direzione del senso di responsabilità che tutte le parti presenti al tavolo hanno richiamato, con l’obiettivo di rafforzare e rilanciare un presidio industriale strategico per il territorio e per il Paese. Le lavoratrici e i lavoratori saranno tempestivamente informati sugli sviluppi della trattativa. Il Ministero ha preso atto della distanza tra le parti, richiamando alla responsabilità e confermando la disponibilità a riconvocare il tavolo in presenza di condizioni più favorevoli”.
L'impatto sul territorio
Per Basilicata e area murgiana, il rischio è quello di un effetto domino. La riduzione delle attività o eventuali dismissioni potrebbero indebolire ulteriormente un distretto che negli ultimi anni ha già perso competitività, con conseguenze dirette su occupazione, reddito e coesione sociale. Il tema delle internalizzazioni, in particolare, resta centrale per i sindacati perché strettamente legato alla tenuta dell’indotto locale. Senza un rafforzamento del perimetro produttivo interno, il rischio è una progressiva desertificazione industriale.
Il ruolo della Regione
In questo quadro, la Regione Basilicata - presente ai tavoli ministeriali insieme alla Regione Puglia - ha ribadito la volontà di svolgere un ruolo attivo e responsabile nella gestione della crisi. L’assessore Cupparo ha sottolineato la necessità di un’azione coordinata tra istituzioni, imprese e parti sociali per sostenere il distretto del mobile imbottito, promuovendo iniziative condivise anche in sinergia con la Puglia. L’obiettivo è accompagnare la fase di riorganizzazione evitando impatti irreversibili sul tessuto produttivo e occupazionale. “Negli ultimi anni il comparto - ha detto Cupparo - è stato interessato da una profonda crisi strutturale, determinata da fattori quali l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, la contrazione della domanda, la concorrenza internazionale a basso costo e i processi di delocalizzazione produttiva, con ricadute significative sul tessuto economico e sociale del territorio”. Per questo, la Regione Basilicata ritiene necessario “definire un quadro organico di azioni finalizzate alla tutela del lavoro, alla continuità produttiva delle imprese e al rilancio competitivo del distretto”.
Attesa per nuovi sviluppi
La ripresa del confronto resta l’obiettivo dichiarato delle organizzazioni sindacali, che chiedono segnali concreti da parte dell’azienda. Intanto, lavoratrici e lavoratori restano in attesa di sviluppi, in un clima di forte preoccupazione. Sul futuro del mobile imbottito tra Murgia e Matera si gioca una partita che va oltre la singola vertenza: è in discussione la tenuta di uno dei principali distretti manifatturieri del Sud.
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