Terremoto in Venezuela, ore di angoscia anche in Basilicata
La nostra regione legata da una lunga storia di emigrazione. A Pescopagano quasi una famiglia su tre ha parenti, amici o conoscenti residenti a Caracas
PESCOPAGANO – Il cuore della Basilicata batte oggi dall’altra parte dell’oceano. A Pescopagano, piccolo centro dell’Alto Bradano segnato da una lunga storia di emigrazione, le notizie del devastante terremoto che ha colpito il Venezuela vengono seguite con apprensione e angoscia. In paese quasi una famiglia su tre ha parenti, amici o conoscenti residenti a Caracas e nelle principali città venezuelane, dove a partire dagli anni Settanta si consolidò uno dei più importanti flussi migratori lucani verso il Sud America.
Le telefonate si rincorrono da ore, così come i messaggi sui social e sulle piattaforme di messaggistica. Le informazioni che arrivano dal Paese sudamericano sono ancora frammentarie, ma i video diffusi dalle televisioni e dai cittadini mostrano interi quartieri devastati, edifici crollati e squadre di soccorso impegnate nella ricerca dei dispersi.
Tra i primi a lanciare un appello alla prudenza e alla solidarietà è stato Gianfranco Capasso, originario di Pescopagano e vicepresidente dell’Associazione Lucani in Venezuela, che mantiene contatti costanti con la comunità lucana residente nel Paese. Da Caracas arrivano segnali rassicuranti sulle condizioni dei corregionali, ma resta forte la preoccupazione per l’evolversi della situazione e per il numero ancora incerto delle vittime.
Secondo i dati forniti dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, sono circa 120 mila le persone che possiedono la doppia cittadinanza italiana e venezuelana.
I numeri raccontano la profondità di questo rapporto. In Venezuela risultano iscritti all’Aire circa 5.564 lucani, all’interno di una comunità italiana che supera le 116 mila persone. Si tratta di una delle presenze lucane più significative fuori dai confini nazionali, pari a circa il 3,5 per cento dell’intera emigrazione regionale nel mondo. Un dato che, secondo gli studiosi delle migrazioni, cresce sensibilmente se si considerano i figli e i nipoti degli emigrati che non possiedono più la cittadinanza italiana ma continuano a riconoscersi nelle proprie radici lucane.
Per decenni Caracas e altre città venezuelane hanno rappresentato una meta privilegiata per centinaia di famiglie provenienti da Pescopagano, Maratea, Lagonegro, Rivello e da numerosi comuni del Potentino. Molti di loro hanno costruito attività imprenditoriali, professionali e commerciali contribuendo allo sviluppo del Paese. Negli ultimi anni, tuttavia, la grave crisi economica e sociale venezuelana ha messo in difficoltà gran parte della comunità italiana, costringendo molte famiglie a vivere in condizioni precarie.
Proprio per sostenere gli emigrati lucani più fragili, la Regione Basilicata aveva promosso negli anni scorsi programmi di assistenza e progetti sanitari dedicati. Ora la speranza è che quelle strutture possano continuare a essere operative e risultare utili anche nell’emergenza provocata dal sisma.
A Pescopagano, intanto, l’attesa continua. Nei bar, nelle piazze e nelle case si seguono gli aggiornamenti con il fiato sospeso. Ogni telefonata che arriva dal Venezuela rappresenta una piccola liberazione. Ma finché non sarà completato il quadro dei danni e delle vittime, l’angoscia della comunità lucana resterà forte. Perché quella tragedia, pur consumandosi a migliaia di chilometri di distanza, viene vissuta come una ferita di famiglia.