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I referendari tornano alla carica

“Pronti a presentare il nuovo quesito sullo stop ai vitalizi”

“Eliminata la retroattività resta intatta la sostanza. Il recente referendum sulla giustizia dimostra: italiani pronti a partecipare per la democrazia”

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Primo Piano
“Pronti a presentare il nuovo quesito sullo stop ai vitalizi”
POTENZA - “Abbiamo risposto alla Consulta regionale in merito alla dichiarata non ammissibilità del referendum abrogativo sui vitalizi e, nelle prossime settimane, presenteremo un nuovo quesito, opportunamente rimodulato. In particolare, è stata eliminata la retroattività, mantenendo però intatta la sostanza del provvedimento, che continua a rappresentare un onere a carico della collettività per garantire un privilegio ingiustificato”. Lo afferma il comitato promotore del referendum per l’abolizione dei vitalizi in Basilicata a consiglieri regionali.
“Riteniamo inaccettabile - continua il comitato - che la priorità dell’azione politica possa essere quella di tutelare benefici propri, trasformando di fatto la rappresentanza istituzionale in una casta. È ancora più grave se si considera che i consiglieri regionali lucani risultano tra i più retribuiti d’Italia.
Non possiamo dimenticare la stagione politica che ha portato all’abolizione dei vitalizi su tutto il territorio nazionale, a partire proprio dalla Basilicata, con l’obiettivo di ricostruire un rapporto di fiducia tra eletti ed elettori. È in questo solco che abbiamo riproposto il quesito referendario, per evitare che risorse pubbliche vengano destinate a privilegi invece che alle reali esigenze dei cittadini, soprattutto in un momento in cui strumenti fondamentali come il fondo per le fragilità rischiano di non essere più disponibili.
In un contesto segnato da crisi industriali, perdita di salari e occupazione, aumento dei costi energetici e lunghe liste d’attesa nei servizi essenziali, riteniamo prioritario destinare le risorse pubbliche al sostegno di famiglie e lavoratori, attraverso l’istituzione di un fondo dedicato alla gestione dell’attuale crisi economica.
Resta infine un tema gravissimo e intollerabile: la sospensione di fatto della democrazia. A distanza di due anni dalla nostra richiesta e a dieci anni dall’approvazione del nuovo Statuto regionale, il Consiglio regionale non ha ancora adottato i regolamenti attuativi necessari per rendere effettivamente esercitabile l’istituto referendario. È altrettanto deludente constatare che forze politiche che hanno fatto della partecipazione democratica un elemento distintivo della propria identità, e che oggi siedono anche nell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, non si siano attivate per garantire questo diritto. Anche la Consulta ha riconosciuto la gravità della situazione, provando a mettere ordine nei rapporti tra lo Statuto e la legge 40, ma invitando con decisione il Consiglio ad approvare una legge di attuazione degli istituti di partecipazione democratica.
Il recente referendum sulla giustizia - conclude la nota - ha dimostrato chiaramente come gli italiani siano pronti a partecipare quando sono in gioco temi fondamentali per la democrazia. Proprio per questo, è dovere delle istituzioni garantire strumenti reali e accessibili di partecipazione”.

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