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Verso la prima campanella

Caro libri, si spende di più al Sud ma con redditi più bassi

Scuola, lo studio Eures-Adoc, alle Superiori fino a 375 euro contro i 316 del Nord. Ma è stangata anche alle Medie: Rea: "Il diritto allo studio non è una tassa"

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Redazione
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Primo Piano
Caro libri, si spende di più al Sud ma con redditi più bassi
POTENZA – La campanella non è ancora suonata, ma per le famiglie è già iniziato il conto alla rovescia. Il nuovo anno scolastico porta con sé, oltre a quaderni, zaini e programmi da affrontare, una spesa sempre più difficile da sostenere: quella per i libri di testo. Il caro libri torna così a pesare sui bilanci familiari e presenta un conto particolarmente salato proprio nel Mezzogiorno, dove i redditi sono più bassi ma il costo della scuola risulta più elevato. A fotografare la situazione è il nuovo monitoraggio dell’osservatorio Eures-Adoc, realizzato su oltre 3.500 testi adottati in 420 classi e 100 istituti secondari distribuiti nei capoluoghi di regione. La stima complessiva porta la spesa nazionale per i libri a circa un miliardo di euro: 800 milioni per i testi nuovi e 200 milioni per quelli usati. A questa cifra bisogna aggiungere almeno altri 200 milioni destinati a dizionari, materiale tecnico e cancelleria. Numeri che trasformano il ritorno a scuola in una vera prova economica per migliaia di famiglie.
LA STANGATA PARTE DALLE MEDIE - Alle scuole secondarie di primo grado la spesa media annua raggiunge 217 euro per studente, in aumento dello 0,9% rispetto al 2025 e del 5,5% rispetto al 2024. Ma è il primo anno a presentare il conto più pesante. In prima media la spesa media per i libri arriva a 323 euro, mentre per l’intero triennio il costo raggiunge circa 650 euro. Alle superiori la situazione è ancora più onerosa. La spesa media annua sale a 342 euro, con un aumento del 3,3% rispetto al 2025/2026 e addirittura del 12,1% rispetto a due anni prima. In prima superiore si arriva a una media di 393 euro per i soli libri, mentre in terza il conto torna a sfiorare i 390 euro.
IL LICEO  CLASSICO COSTA IL 42% IN PIÙ - A incidere è anche l’indirizzo di studio. Nell’intero quinquennio una famiglia che sceglie il Liceo Classico deve mettere in conto mediamente 1.959 euro, pari a circa 392 euro l’anno. Per il liceo scientifico la spesa complessiva è di circa 1.797 euro, mentre negli Istituti Tecnici si scende a 1.381 euro, con una media di 276 euro l’anno. Il risultato è una differenza particolarmente significativa: frequentare il Classico comporta una spesa complessiva superiore del 42% rispetto a un istituto tecnico. E quando ai libri si aggiungono dizionari e corredo scolastico, il conto dell’ingresso alle superiori sale a 928 euro. Al Liceo Classico può superare i 1.063 euro. Per una famiglia con due figli che iniziano contemporaneamente scuola media e scuola superiore, settembre può trasformarsi in un vero salasso: 1.514 euro.
IL PARADOSSO DEL SUD- La fotografia dell’Adoc mette inoltre in evidenza una frattura territoriale che pesa ancora di più sulla Basilicata e sulle altre regioni meridionali. Alle scuole superiori nel Mezzogiorno la spesa media raggiunge 375 euro l’anno, contro i 332 euro del Centro e i 316 euro del Nord. Non soltanto si spende di più: nel biennio 2024-2026 il Mezzogiorno registra una crescita della spesa del 23,4%. È il paradosso denunciato dall’Adoc: le famiglie che dispongono mediamente di meno risorse sono quelle che devono affrontare i costi scolastici più elevati. A mettere in guardia sul rischio di una scuola sempre meno accessibile è Anna Rea, presidente nazionale dell’Adoc, che parla di una progressiva perdita del carattere universale dell’istruzione.
E il dato del Mezzogiorno rende la questione ancora più urgente. 375 euro l’anno alle superiori contro 316 euro al Nord, mentre il divario dei redditi continua a pesare sulle famiglie. Per una regione come la Basilicata, dove il tema del reddito e della fragilità economica si intreccia con quello dello spopolamento e della perdita di capitale umano, il diritto allo studio diventa una delle condizioni decisive per non ampliare ulteriormente le disuguaglianze. La scuola dovrebbe essere il luogo nel quale le differenze economiche vengono ridotte. Il rischio, invece, è che il caro libri finisca per trasformarla in un altro terreno nel quale quelle differenze si riproducono. «Il futuro e il talento delle giovani generazioni non possono essere subordinati all’Isee», avverte Anna Rea. Una frase che riassume la posta in gioco: studiare non può diventare un privilegio che una famiglia deve prima permettersi.

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