POTENZA - Tra le presunte condotte estorsive ricostruite nelle carte dell’inchiesta che ieri mattina ha portato atre misure cautelari e decine di perquisizioni c’è quella relativa ai lavori per la realizzazione del nuovo “Trauma Center” dell’ospedale San Carlo di Potenza. Le richieste formulate al responsabile della società appaltatrice del cantiere, dapprima avanzate in forma “apparentemente amicale” tra la fine del2023 e l’inizio del 2024,col passare dei mesi sarebbero diventate vere e proprie pretese finalizzate all’assegnazione di un subappalto a una ditta amica (dal valore di circa due milioni di euro) per la realizzazione dell’impianto elettrico. Pressioni che nel tempo si sono fatte via via più gravi, costringendo la vittima a versare ad Antonio Lopiano la cifra di 7.000 euro in contanti per cercare di allentare la morsa estorsiva nei suoi confronti che emerge anche dalle intercettazioni captate dagli inquirenti: “Sono tre anni e mezzo appresso a questo appalto – dice in una delle conversazioni intercettate Antonio Lopiano – sembra che stiamo tornando indietro, non mi far perdere la pazienza...perché io ti piglio, apro il bidone della spazzatura ti butto dentro e ti do fuoco...se io vengo a vedere che là mettono un filo ed io non so niente, io ti faccio prendere la corrente, ti porto con le orecchie in banca e ti faccio fare un prestito di 100.000 euro io a te e mi dai direttamente tutti i soldi...”.
Una situazione di pressione psicologica sempre più difficile da controllare che aveva ingenerato nella vittima un perdurante stato di ansia, confessato ad un amico carabiniere in una telefonata in cui in lacrime la vittima ammette di non riuscire più a reggere quella situazione. Si tratta di una vicenda per la quale Antonio Lopiano era già stato arrestato nello scorso mese di luglio proprio con l’ipotesi di estorsione. Il 55enne si trovava pertanto già ai domiciliari nell’ambito di un episodio che ora è stato nuovamente contestualizzato a livello investigativo nell’ambito della più ampia inchiesta a carico di Lopiano. Le indagini erano partite il 24 settembre del 2025 quando i carabinieri avevano controllato e identificato Rocco Quaratino e Antonio Lopiano, a margine di un acceso confronto avuto con la vittima delle condotte estorsive. All’interno dell’autovettura in uso a Quaratino i militari dell’Arma avevano trovato un manganello in acciaio della lunghezza di 65 centimetri e una fionda professionale con munizioni. Incontri che sarebbero proseguiti anche nei giorni e nelle settimane successive. Il risultato –ovvero l’assegnazione del subappalto richiesto– non sarebbe avvenuto, come ricostruito nel capo di imputazione, per “la presentazione di un’offerta da parte dell’impresa individuata dagli estorsori ritenuta non competitiva".