POTENZA - Dopo aver verificato le difficoltà nell’arrivare all’obiettivo che si erano preposti in relazione al subappalto dal valore di circa due milioni di euro per la realizzazione dell’impianto elettrico del nuovo Trauma Center dell’ospedale San Carlo di Potenza, Antonio e Luigi Lopiano, padre e figlio di 59 e 35 anni finiti ai domiciliari lunedì mattina nell’ambito di una vasta inchiesta della procura del capoluogo di regione che si snoda lungo più filoni, avrebbero tentato altre strade, oltre alle minacce reiterate nei confronti del responsabile della società appaltatrice del cantiere, andate avanti per diversi mesi, all’inizio del 2026 si sarebbero rivolti con fare minaccioso anche nei confronti dei titolare delle imprese che erano interessate allo stesso subappalto. Agli imprenditori i Lopiano avrebbero chiesto con una serie di minacce “ambientali” il 4% dell’importo dell’eventuale affidamento dei lavori per 2 milioni di euro.
Strategia che non avrebbe però portato al risultato sperato, dal momento che l’offerta presentate dalle imprese avvicinate non era stata ritenuta competitiva. Di particolare rilievo le minacce indirizzate all’imprenditore che sembrava in procinto di firmare per il subappalto, ricostruite dagli inquirenti attraverso un’intercettazione ambientale nella quale Antonio Lopiano, parlando con il responsabile della ditta appaltatrice dei lavori, dice: “...innanzitutto devo vedere pure questa situazione....e finisce la storia gli meno un colpo di pistola in testa e lo uccido”. Dinamiche del tutto simili gli inquirenti le hanno accertate anche in relazione alle minacce rivolte al secondo imprenditore che stava per avanzare un’offerta per il subappalto al Trauma Center dell’ospedale San Carlo di Potenza. La vittima della tentata estorsione ha raccontato agli inquirenti di essere stato contattato da Luigi Lopiano, il figlio di Antonio, il quale si era presentato come una sorta di intermediario della società titolare dell’appalto al San Carlo. L’imprenditore venne poi avvicinato dai Lopiano all’uscita da un supermercato di Potenza: “Luigi Lopiano – ha detto la vittima della tentata estorsione agli inquirenti – mi ha detto che per l’offerta dei lavori bisognava offrire un 30% di ribasso e in più riconoscere un 4% a lui come broker...perché lui mi aveva detto che lui era una persona che trovava le ditte per le società”.
Episodi simili a quelli che hanno visto per mesi protagonista, suo malgrado, il responsabile della società appaltatrice del cantiere. Le richieste di Lopiano nei suoi confronti si sarebbero fatte via via più pressanti, al punto da costringere la vittima a versare la cifra di 7.000 euro in contanti per cercare di allentare la morsa estorsiva nei suoi confronti. “Sono tre anni e mezzo appresso a questo appalto – dice in una delle conversazioni intercettate Antonio Lopiano – sembra che stiamo tornando indietro, non mi far perdere la pazienza...perché io ti piglio, apro il bidone della spazzatura ti butto dentro e ti do fuoco...se io vengo a vedere che là mettono un filo ed io non so niente, io ti faccio prendere la corrente, ti porto con le orecchie in banca e ti faccio fare un prestito di 100.000 euro io a te e mi dai direttamente tutti i soldi...”. Una situazione di pressione psicologica sempre più difficile da controllare che aveva ingenerato nella vittima un perdurante stato di ansia, confessato ad un amico carabiniere in una telefonata in cui in lacrime la vittima ammette di non riuscire più a reggere quella situazione. Si tratta di una vicenda per la quale Antonio Lopiano era già stato arrestato nello scorso mese di luglio proprio con l’ipotesi di estorsione. (F.D.V.)