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Energia e ambiente

Nucleare, il Senato riaccende la sfida. E in Basilicata si apre il fronte

Via libera alla legge delega. FdI parla di svolta storica, il centrosinistra attacca e le associazioni ambientaliste smontano la strategia del ministro Fratin

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Redazione
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Primo Piano
Nucleare, il Senato riaccende la sfida. E in Basilicata si apre il fronte
POTENZA - Il nucleare torna ufficialmente nell'agenda energetica italiana. Il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega che affida al Governo il compito di definire, entro un anno, le regole per il possibile ritorno dell'energia atomica nel nostro Paese. Il provvedimento guarda alle tecnologie di nuova generazione, in particolare ai piccoli reattori modulari.
FRATELLI D'ITALIA- Un passaggio che apre ora una fase di attuazione normativa, ma che non significa l'avvio immediato di nuovi impianti. Sul voto di Palazzo Madama interviene il deputato lucano di Fratelli d'Italia Salvatore Caiata, che definisce l'approvazione della legge “un passaggio storico per il futuro strategico e industriale” dell'Italia. Secondo Caiata, il nucleare di nuova generazione può contribuire alla sicurezza e all'indipendenza energetica, alla riduzione del costo delle bollette e al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, sostenendo al tempo stesso la competitività delle imprese. Il tema si sposta ora anche sul piano regionale.
CENTROSINISTRA- I consiglieri regionali di opposizione richiamano le dichiarazioni del presidente della Regione Vito Bardi dello scorso 7 luglio in Consiglio regionale, quando aveva indicato la necessità di valutare quale ruolo la Basilicata avrebbe potuto svolgere nel nuovo scenario. Da qui la richiesta di conoscere se esistano già interlocuzioni, formali o informali, tra Regione e Governo sulla possibilità di localizzare in Basilicata impianti nucleari di nuova generazione e se vi siano contatti con soggetti industriali. E torna a sollecitare la convocazione del Consiglio regionale straordinario sul petrolio e sul futuro energetico della Basilicata, indicato come il luogo nel quale discutere anche delle prospettive legate al nucleare.
LEGAMBIENTE, WWF E GREENPEACE- "Una legge delega che già dal titolo fa promesse irrealizzabili: il nucleare sostenibile, infatti, attualmente non esiste, anzi il titolo colpevolmente svuota di significato l’aggettivo sostenibile", questa la reazione di Greenpeace Italia, Legambiente, Wwf Italia, Kyoto Club. "Il nucleare disponibile oggi - dicono gli ambientalisti - è pressoché lo stesso disponibile 15 anni fa, quando venne bocciato (per la seconda volta) in un plebiscitario referendum popolare. I riferimenti ai reattori modulari, che ad oggi non sono disponibili commercialmente, diventano all’interno della legge solo un artificio retorico per far passare l’idea che piccolo è più pulito, quando tutte le analisi tecniche dicono esattamente il contrario: i piccoli reattori moltiplicano problemi (compresa produzione delle scorie) e costi, nonché i problemi di sicurezza".  "Il nucleare - proseguono le associazioni ambientaliste - non risolve nessuno dei tanti problemi che oggi l’Italia ha di fronte, nel mezzo della seconda crisi energetica negli ultimi 4 anni. Non assicura la rapida disponibilità di energia, visto che qualsiasi piano nucleare vedrebbe comunque tempi lunghi, come minimo 15 anni, non assicura l’indipendenza energetica, visto che dipende da un combustibile disponibile soprattutto in Paesi molto problematici, non assicura la sicurezza né per l’ambiente né per le persone, sia per la necessità di gestire le scorie che per la possibilità, purtroppo confermata più volte, di incidenti dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche. Infine - conclude la nota di Greenpeace, Legambiente, Wwf e Kyoto Club - il ministro promette celerità nell’emanazione di una enorme quantità di provvedimenti delegati, visto che il settore è azzerato dal 1987: è lo stesso ministro che invece non riesce ad assicurare l’utilizzo delle fonti rinnovabili sul territorio e che addirittura ha tagliato i fondi per i porti che servono all’eolico offshore. Se sul nucleare andasse veloce, sarebbe piuttosto sospetto, specie sapendo che solo un sistema basato su fonti rinnovabili, accumuli, efficienza energetica ed elettrificazione garantisce davvero indipendenza e sicurezza energetica”.


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