POTENZA - La partita per la presidenza della Provincia di Potenza si ferma ai box. La proroga del mandato di Christian Giordano fino a giugno 2028 sposta in avanti di quasi due anni la successione alla guida dell’ente e rimette in discussione gli scenari politici che si erano già iniziati a delineare. Tra questi, anche l’ipotesi di una candidatura di Vito De Filippo, sindaco di Sant’Arcangelo ed ex presidente della Regione.
La nuova disciplina sul riallineamento dei mandati provinciali - effetto dell’approvazione definitiva della legge di conversione del Dl 144 del 2026 - interviene proprio per evitare che la scadenza del presidente e quella del Consiglio provinciale non coincidano.
La nota interpretativa dell’Upi del 24 settembre chiarisce il meccanismo: per le province nelle quali il mandato del presidente scade prima di quello del Consiglio, la durata della presidenza viene prorogata fino alla scadenza del Consiglio stesso. Potenza è espressamente compresa tra le dodici province interessate dalla disposizione - ha rinnovato l’assemble a a marzo di quest’anno -, insieme, tra le altre, a Foggia, Catanzaro, Frosinone, Teramo e Verona. L’Upi sottolinea inoltre che la norma non determina in alcun caso l’interruzione anticipata dei mandati in corso.
Per Potenza, la conseguenza è chiaro: Giordano rimane alla guida dell’ente fino alla scadenza del Consiglio provinciale, prevista per giugno 2028, e la prevista elezione del nuovo presidente viene di conseguenza rinviata. Un cambio di calendario che produce un evidente effetto politico. La successione alla presidenza della Provincia era infatti già entrata nel dibattito politico lucano e, tra i nomi che avevano iniziato a circolare, c’era quello di Vito De Filippo, neo sindaco di Sant’Arcangelo ed ex governatore. Una candidatura che avrebbe potuto aprire una nuova fase nel centrosinistra e misurare anche nuovi rapporti di forza tra i territori. Ora quella partita viene congelata. Non cancellata, ma spostata più avanti, quando il quadro politico potrebbe essere profondamente diverso da quello attuale. E proprio questo è il punto. La proroga arriva in una fase nella quale il centrosinistra lucano sta ridefinendo i propri equilibri, con particolare attenzione alla situazione interna al Partito democratico. Il Pd è infatti atteso dalla definizione della nuova guida regionale: il nome del prossimo segretario e la nuova struttura del partito saranno elementi destinati a incidere sulla geografia interna del centrosinistra lucano. La partita della Provincia, quindi, non può essere letta soltanto come una questione amministrativa. La presidenza rappresenta uno dei principali snodi istituzionali del territorio e la sua elezione coinvolge sindaci e consiglieri comunali, rendendo inevitabile il confronto tra amministratori, partiti e aree politiche. Il rinvio al 2028 - dunque - toglie per il momento dal tavolo una delle caselle attraverso le quali avrebbero potuto misurarsi i nuovi equilibri. Ma potrebbe avere conseguenze anche sulle altre partite che si apriranno nei prossimi mesi. A cominciare dalle elezioni Politiche del 2027, primavera (ipotesi sul tavolo) o autunno (scadenza naturale) che sia. La composizione delle liste e la scelta delle candidature parlamentari saranno infatti uno dei primi banchi di prova per i nuovi assetti dei partiti lucani. Nel Pd, in particolare, molto dipenderà da chi assumerà la guida regionale e dagli equilibri che emergeranno dopo il congresso. Il quadro, però, si fa più complesso: da una parte la Provincia resta nelle mani del pentastellato Giordano fino al 2028, dall’altra il Pd in attesa di definire la nuova leadership regionale e, successivamente, affrontare la partita delle candidature parlamentari con i nomi dei capilista a Camera e Senato. Il nome di De Filippo resta sullo sfondo, ma la finestra temporale è cambiata. E con essa potrebbero cambiare anche priorità, alleanze e candidature.