Finti contratti di lavoro per entrare in Italia. In 11 ai domiciliari con l’accusa di aver favorito l’immigrazione clandestina: chiedevano fino a 15mila euro
POTENZA - Avrebbero favorito l’immigrazione clandestina creando una rete illecita per reperire cittadini stranieri interessati ad entrare in Italia da assumere fittiziamente, dietro il pagamento di cospicue somme di denaro (fino a 15.000 euro a migrante). Questa l’accusa principale che ha portato undici persone tra consulenti del lavoro, agenti assicurativi e extracomunitari (molti dei quali residenti tra Matera e provincia) agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla procura della città dei Sassi. Il blitz del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza è scattato stamattina. L’organizzazione era ben strutturata con ruoli ben precisi, tra procacciatori di stranieri, addetti alla raccolta dei nominativi e dei passaporti e alla predisposizione delle pratiche e della documentazione da allegare alle varie istanze. Altri indagati, infine, avrebbero messo a disposizione imprese reali ma ignare del raggiro oppure società compiacenti, inattive o costituite appositamente da indicare come apparenti datori di lavoro (il più delle volte si trattava di finte assunzioni di braccianti agricoli) nelle pratiche presentate alle prefetture di Potenza, Matera, Bari e Milano per il rilascio dei permessi di soggiorno.
I nomi
I militari delle fiamme gialle hanno eseguito le misure cautelari emesse dal gip Roberto Scillitani su richiesta del pubblico ministero Lucia Spinelli. Ai domiciliari sono finiti Rocco Angelo Caponio, 58enne residente a Santeramo, Giovanni Brancale (50enne di Bari), Giuseppe Gaudio (59enne di Rotondella), Domenico Capoluongo (53enne di Potenza), Angelo Roberto Fiorentino (59enne di Santeramo residente a Matera), due cittadini del Bangladesh, Abdur Razzak Matubbar (44 anni, detto Rosario) e Faruk Sheikh, 38 anni, entrambi residenti a Matera, Tall Gora (59enne senegalese residente a Matera), gli egiziani Kaled Mohamed Abou Elmkarem (45 anni) e Hossan Mohamed Abdelwahan Elrashidy (41 anni) e l’iracheno di 45 anni residente a Rotondella, Wisam Abdulraza Ahmed. Complessivamente sono 36 gli indagati accusati, a vario titolo, di 13 episodi di concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Tra gli indagati ci sono anche ex consiglieri del Comune di Bari e dipendenti del Comune pugliese di Triggiano. Per alcuni dei capi di imputazione il gip ha disposto la trasmissione degli atti alle procure competenti territorialmente, ovvero Bari, Potenza e Castrovillari.
Le accuse
L’indagine, sviluppata dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Matera attraverso attività di analisi, acquisizione documentale, approfondimenti investigativi, intercettazioni, perquisizioni, sequestri, servizi di osservazione ed escussione di persone informate sui fatti, ha consentito di delineare un grave quadro indiziario in ordine ad un presunto sistema illecito finalizzato a favorire l’ingresso in Italia di cittadini extracomunitari mediante l’utilizzo fraudolento delle procedure previste per l’assunzione di lavoratori stranieri. Sarebbero state predisposte e inoltrate numerose domande di nulla osta al lavoro fondate, secondo l’ipotesi investigativa, su rapporti di lavoro solo fittizi, su esigenze occupazionali in realtà inesistenti e su presupposti economici, logistici e organizzativi falsamente rappresentati.
Le indagini avrebbero infatti evidenziato, in diversi casi, l’utilizzo di documentazione ritenuta non veritiera, di dichiarazioni prive di sottoscrizione o con firme ritenute apocrife, di attestazioni recanti dati reputati inverosimili, nonché l’indicazione, in più pratiche, di recapiti telefonici, indirizzi di posta elettronica e riferimenti riconducibili agli stessi soggetti coinvolti nella gestione delle domande. Alcune aziende sarebbero state del tutto estranee alla vicenda e avrebbero visto il proprio nome utilizzato all’insaputa dei titolari; in altri casi sarebbero state impiegate imprese prive di effettiva operatività o comunque non in grado di sostenere reali assunzioni. Proprio la serialità delle istanze, la ripetitività delle modalità operative, l’utilizzo ricorrente di medesimi recapiti e la presenza di documenti ritenuti artefatti per gli inquirenti dimostrano la serialità delle condotte portate avanti attraverso un sistema non episodico, ma strutturato. Il quadro investigativo valorizzato nel provvedimento descrive, dunque, un uso distorto e illecito delle procedure amministrative previste dalla normativa sui flussi di ingresso per lavoro, piegate — secondo l’accusa — a finalità del tutto diverse da quelle per cui sono state introdotte dall’ordinamento.
I reati provvisoriamente contestati riguardano, in sintesi, condotte di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare realizzate attraverso la predisposizione e la presentazione di pratiche fittizie, la simulazione di rapporti di lavoro inesistenti, l’utilizzo di documentazione ritenuta falsa o comunque non genuina e la rappresentazione di condizioni economiche e organizzative reputate non corrispondenti al vero, il tutto nell’ambito di un’azione svolta da più soggetti e orientata al conseguimento di un ingiusto profitto.
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