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Unibas, intervista al rettore Caccavale

"Sono tanti i fattori che remano contro. Per questo noi dobbiamo essere più bravi degli altri"

"Dobbiamo far percepire ai ragazzi il nostro vantaggio di essere un'università di prossimità. Per questo dobbiamo valorizzare di più i nostri campus"

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"Sono tanti i fattori che remano contro. Per questo noi dobbiamo essere più bravi degli altri"
Il rettore dell'Unibas, Caccavale
POTENZA– La parola chiave è condivisione, con l’obiettivo di far crescere l’ateneo e di provare a contrastare, perché no, la fuga di cervelli. Un termine utilizzato ampiamente nel suo programma elettorale, le cosiddette linee programmatiche della candidatura al rettorato. Una visione, quella della concertazione, che promette di portare avanti nel suo percorso futuro alla guida dell’Università degli Studi di Basilicata. Il professore Fabrizio Caccavale, da poco eletto retore dell’Unibas dal corpo docenti e dalle rappresentanze studentesche, ha le idee ben chiare. La sua funzione, come ci tiene a precisare, ha un obiettivo specifico: essere al servizio di una comunità studentesca. Contrariamente all’idea che di solito si ha di un rettore che, in alcune grandi e blasonate università, viene dipinto quasi alla stregua di un regnante dal sapore risorgimentale. “Il rettore non è un monarca”, sottolinea con tono perentorio Caccavale.
UNA GRANDE RESPONSABILITA’
Di qui il senso del dovere per un compito che sa bene non essere affatto facile. “E’ una bella responsabilità- dichiara il rettore Caccavale al microfono della Nuova tv - ne sono consapevole, ma è anche, come dire una manifestazione di spirito di servizio, in qualche modo cercare di mettersi al servizio dell’Università. E poi ovviamente c’è anche una punta di orgoglio, naturalmente, nell’aver raggiunto questo traguardo, è ovvio, però, ripeto, c’è soprattutto l’idea che un rettore non è una specie di monarca, in realtà, è una persona che insieme a tutti gli altri deve far andare avanti i grandi progetti che vorremmo mettere in atto in questi anni”.
IL PASSAGGIO DI TESTIMONE CON MANCINI
Poi il passaggio di consegne con il suo predecessore, Ignazio Mancini. “E’ un passaggio di testimone in piena sintonia- prosegue Caccavale- assolutamente si, ma è sempre avvenuto così nella nostra Università. Non ci sono, che io ricordi, mai stati passaggi traumatici, assolutamente. Siamo un piccolo Ateneo, ci conosciamo tutti, riusciamo a dialogare bene, anche nella diversità delle opinioni, ma non è mai un conflitto. Non bisogna confondere queste dinamiche accademiche con quelle della politica, diciamo, tradizionale, ecco”.
UN PICCOLO ATENEO A MISURA DI STUDENTE
Anche perché l’Unibas è un Ateneo piccolo ma a misura di studente. “Si siamo un piccolo Ateneo, appunto- dice Caccavale - con peculiarità, ma anche punti di svantaggio, insomma. Se dovessi sintetizzare il mio progetto, proprio perché siamo un piccolo Ateneo in un’area interna del Mezzogiorno d’Italia, quindi con tanti fattori ambientali, oggettivi, esterni, che remano contro, allora noi dobbiamo essere più bravi degli altri, molto più bravi degli altri, proprio perché dobbiamo superare alcuni fattori esterni limitanti, che magari nelle grandi città o nelle aree urbane più sviluppate, nel nord, nel centro, non ci sono”. “Questo non vuol dire, quindi, arrendersi, ma, appunto, essere più bravi degli altri. Provare a rilanciare e a consolidare un percorso che già si è avviato da tanti anni, di crescita ulteriore, di consolidamento in alcuni casi, ma di crescita in altri, e anche di cambiamento, perché l’università non può fermarsi ed essere cristallizzata sempre negli stessi rituali, nelle stesse metodologie. Quindi, su diversi aspetti, la didattica, la ricerca, la terza missione, il nostro rapporto con gli studenti, i servizi per gli studenti, dobbiamo anche lì avere coraggio di cambiare dove è necessario”.
I GIOVANI E LO SPOPOLAMENTO
E poi c’è il tema più cocente per chi ha a che fare con i ragazzi in questa regione: la fuga dei cervelli e lo spopolamento. “Secondo me la prima cosa che noi dobbiamo garantire ai ragazzi – dice Caccavale- è adempiere completamente alla nostra vocazione di università di prossimità. Università che l’Anvur, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario, ci ha definito come università di filiera corta. Questo vuol dire rapporto molto più diretto e molto più facile, da certi punti di vista, tra corpo docente e studenti, che può aiutare e non poco. Dobbiamo però essere ancora più bravi a far percepire anche all’esterno questo vantaggio di essere un’università di prossimità, un’università di filiera corta. Per esempio valorizzando i nostri campus ulteriormente, sia a Potenza che a Matera, cercando di migliorare tanto i servizi agli studenti, anche in collaborazione con l’Agenzia regionale per il diritto allo studio. Quindi dobbiamo proseguire e forse far capire meglio anche all’esterno che questa università ha un grande vantaggio rispetto ai grandi Atenei, che è appunto l’università di prossimità”.
I PRIMI 90 GIORNI
Cosa farà il rettore nei suoi primi 90 giorni? “Credo che noi dobbiamo avviare un lungo lavoro- evidenzia il rettore- quindi prima si avvia meglio è, su diversi aspetti. Tenga presente 90 giorni è un tempo brevissimo per avere risultati. Dobbiamo avviare una serie di progetti, di revisione, ovvero di cambiamento sotto alcuni aspetti, per esempio, della nostra didattica, ma anche della organizzazione del sistema a supporto della nostra ricerca che sta migliorando sempre di più, ma ha sempre più bisogno di un grande supporto tecnico e amministrativo. Dobbiamo infine migliorare- conclude Caccavale - cominciare subito un percorso di miglioramento, che già si è avviato ovviamente, ma che dobbiamo proseguire con più caparbietà per i servizi agli studenti, per dare loro sempre più opportunità di crescere attraverso la nostra università”. (Ma.Ri)

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