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Conti in rosso della sanità

Ticket ai lucani, privilegi ai politici: la Regione fa cassa

Dalle indennità dei consiglieri ai 2,50 a ricetta per i cittadini. Sindacati all'attacco: "12 milioni la cifra stimata". L'opposizione chiede un Consiglio aperto

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Celestino Benedetto
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Primo Piano
Ticket ai lucani, privilegi ai politici: la Regione fa cassa
POTENZA– Due euro e cinquanta a ricetta possono sembrare pochi. Ma moltiplicati per milioni di prescrizioni e rapportati alla platea dei cittadini lucani chiamati a pagare, il provvedimento assume tutt’altra dimensione. È questo il punto dal quale sono partiti i sindacati durante il sit-in di lunedì davanti al palazzo della Regione e sul quale torna il dibattito politico con la richiesta, avanzata dai consiglieri regionali di opposizione, di una seduta straordinaria del Consiglio regionale sulla situazione della sanità lucana e sull’introduzione del ticket farmaceutico. Il dato messo in evidenza dalle organizzazioni sindacali è netto: il nuovo ticket riguarderebbe circa il 70 per cento dei lucani, mentre gli esenti sarebbero all’incirca il 30 per cento. Una platea, dunque, molto ampia. Ed è proprio partendo da questi numeri che i sindacati contestano quella che considerano una rappresentazione riduttiva del provvedimento. “Non sono 2,50 euro: il conto può superare i 12 milioni” hanno gridato. In Basilicata vengono effettuate, secondo i dati richiamati dalle organizzazioni sindacali, circa 7 milioni di ricette all’anno. La moltiplicazione è semplice: 7 milioni di ricette per 2,50 euro significa un valore teorico di 17,5 milioni di euro. Escludendo la quota riferibile agli esenti, la stima sostenuta dai sindacati arriva a circa 12 milioni di euro l’anno di nuove entrate a carico dei cittadini. È questo il numero che, secondo le organizzazioni sindacali, dovrebbe essere messo al centro del confronto. “Si continua a dire bugie per far cassa e coprire i buchi che hanno fatto”, è la denuncia. Al di là dei toni, la domanda posta dai sindacati è politica: il ticket serve realmente a correggere le cause dello squilibrio della spesa sanitaria oppure rappresenta soprattutto un modo per recuperare risorse direttamente dalle tasche dei cittadini, ben sapendo che lo sforamento principale riguarda il campo ospedaliero? Una domanda alla quale, sostengono le organizzazioni sindacali, la Regione deve rispondere mettendo sul tavolo dati chiari e verificabili.
L’OPPOSIZIONE CHIEDE IL CONSIGLIO STRAORDINARIO- La protesta sindacale - intanto - ha trovato nelle ultime ore una sponda istituzionale. I consiglieri regionali del centrosinistra hanno depositato la richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale. L’obiettivo è riportare la discussione nella sede istituzionale e chiedere alla giunta di ritirare la delibera sul ticket, prima che il nuovo contributo venga concretamente posto a carico dei cittadini. La richiesta dell’opposizione si salda con quella delle organizzazioni sindacali: conoscere i numeri reali della spesa farmaceutica, distinguere la farmaceutica convenzionata dagli acquisti diretti e dalla componente ospedaliera, capire dove si concentra lo sforamento e quali interventi siano stati messi in campo. Perché, sostengono sindacati e opposizioni, se il problema è la spesa sanitaria, la risposta non può essere automaticamente quella di far pagare il cittadino.
I VITALIZI:  LA STESSA DOMANDA SUI SOLDI PUBBLICI - Ed è proprio qui che la vicenda del ticket si intreccia con un’altra battaglia che nei mesi scorsi ha attraversato la Regione: quella sui vitalizi dei consiglieri regionali. Il caso ha provocato una forte reazione nella società civile con la cosiddetta “indennità differita”. La mobilitazione civica e del Comitato promotore per il referendum abrogativo ha prodotto un passo indietro sul piano politico -prima con l’abolizione della retroattività - e poi con i consiglieri regionali che non hanno presentato alcuna richiesta. Per i promotori del referendum, però, il problema resta aperto: non soltanto la concreta applicazione della misura, ma il principio stesso della reintroduzione di un trattamento considerato un privilegio, soprattutto in una regione alle prese con difficoltà economiche e sociali. La vicenda dei vitalizi e quella del ticket, pur essendo naturalmente questioni differenti, riportano così al centro una stessa domanda: come vengono individuate le priorità nell’utilizzo delle risorse pubbliche e chi viene chiamato a sostenere il costo delle difficoltà finanziarie della Regione? Da una parte, sostengono i sindacati, ci sono migliaia di cittadini ai quali viene chiesto di contribuire alla spesa sanitaria attraverso un nuovo ticket. Dall’altra, pochi mesi fa, la Basilicata è stata attraversata da una dura contestazione sulla possibilità di riconoscere trattamenti economici aggiuntivi agli eletti regionali. È soprattutto questa contrapposizione ad alimentare la protesta: sacrifici ai cittadini e, contemporaneamente, privilegi alla politica non possono convivere, è in sostanza il messaggio che arriva dalle mobilitazioni.
“NON È SOLTANTO UNA QUESTIONE DI 2,50 EURO” -Il tema, però, va oltre il singolo ticket. Per i sindacati la discussione deve riguardare l’intero sistema sanitario regionale: liste d’attesa, mobilità passiva, personale, medicina territoriale, utilizzo delle risorse, spesa farmaceutica e accessibilità alle prestazioni. Anche i consiglieri di opposizione hanno sottolineato la necessità di allargare il confronto e di verificare dove si producano effettivamente gli scostamenti della spesa. Il punto è capire, in sostanza, se sia corretto chiedere ai cittadini di pagare prima ancora di avere chiarito le cause del problema.
ORA LA PAROLA PASSA ALLA REGIONE - La richiesta di Consiglio straordinario porta dunque la questione dentro le istituzioni. Sindacati e opposizione chiedono che la giunta venga in Aula con i numeri e spieghi quanto pesa realmente ogni componente della spesa farmaceutica e perché la scelta sia caduta sul ticket. La partita non riguarda quindi soltanto i 2,50 euro. Riguarda il modello di sanità che la Basilicata vuole costruire e il modo in cui intende affrontarne i problemi finanziari. Né più ne meno di quanto - politicamente - evidenziato da Azione, forza che sostiene il governo regionale. “Il ticket appare un deterrente inappropriato, che devia dalla reale esigenza di una programmazione sanitaria coerente che chiediamo con forza. Le criticità devono essere superate attraverso una pianificazione attenta. Il rischio è di puntare su soluzioni che, se oggi fanno cassa, non intervengono strutturalmente su razionalizzazione, appropriatezza delle prescrizioni e controllo dei piani terapeutici.

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