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Energia, ecco la linea del centrodestra lucano

Bardi non chiude la porta al nucleare e la apre a nuovi pozzi petroliferi

La relazione del presidente in consiglio regionale: “Gli obiettivi della politica energetica nazionale sono anche i nostri. La Basilicata ha il dovere di valutare, senza pregiudizi ideologici”

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Primo Piano
Bardi non chiude la porta al nucleare e la apre a nuovi pozzi petroliferi
POTENZA- Nessuna porta chiusa a priori al nucleare né al possibile via libera a nuovi pozzi di petrolio in Basilicata. Lo ha detto ieri, in Consiglio regionale, il presidente Vito Bardi, intervenuto per illustrare le linee guida della politica energetica della giunta. Partendo da «un principio che considero fondamentale». «L’energia - ha affermato - non è semplicemente una questione tecnica o ambientale. È uno dei principali fattori abilitanti dello sviluppo economico. Incide direttamente sulla competitività delle imprese, sui costi di produzione, sulla capacità di attrarre investimenti, sulla localizzazione delle attività economiche e, in definitiva, sulle opportunità di crescita di un territorio». E, dunque, «per questo motivo la Basilicata intende continuare a dare il proprio contributo alla sicurezza energetica nazionale, tutelando al tempo stesso i cittadini lucani e perseguendo il massimo beneficio possibile per il territorio». Quindi il quadro nazionale con la strategia del governo di centrodestra a guida Meloni. «E’ noto che l’Italia importa ancora circa il 74 per cento del proprio fabbisogno energetico. Una dipendenza che rappresenta un elemento di fragilità economica e geopolitica e che impone al Paese di accelerare ogni politica utile a rafforzare la propria autonomia energetica. La strategia nazionale va in questa direzione: sviluppo delle fonti rinnovabili, valorizzazione delle risorse fossili ancora disponibili nella fase di transizione e avvio di un percorso normativo volto a disciplinare il ritorno dell’energia nucleare di nuova generazione, insieme al sostegno alla ricerca sulla fusione nucleare e alle tecnologie più innovative. In questo quadro si inserisce il disegno di legge promosso dal Governo nazionale, già approvato dalla Camera dei Deputati, che disciplina il futuro sviluppo dell’energia nucleare di nuova generazione attraverso piccoli reattori modulari e tecnologie avanzate, in coerenza con una strategia europea che prevede importanti investimenti fino al 2050. Il Governo nazionale sta delineando una strategia di lungo periodo che punta a rilanciare anche la produzione di energia da fonte nucleare attraverso tecnologie di nuova generazione, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza energetica del Paese e ridurne progressivamente la dipendenza dall’estero».
«È una prospettiva che richiederà ancora tempo, ulteriori passaggi legislativi, verifiche e scelte condivise, ma proprio per questo - afferma Bardi - le Regioni hanno il dovere di prepararsi a valutare con serietà gli scenari che potranno aprirsi, senza chiusure preconcette e senza rinunciare, a priori, alle opportunità che potrebbero derivarne in termini di sviluppo, innovazione, occupazione e investimenti. Naturalmente non spetta alle Regioni decidere la politica energetica nazionale. Questa è una responsabilità del Parlamento e del Governo. Ma spetta alle Regioni avere una visione, comprendere i cambiamenti in atto e farsi trovare preparate, affinché le scelte nazionali possano tradursi anche in opportunità di sviluppo per i propri territori. Si tratta di un percorso lungo, che richiederà la definizione di un’autorità indipendente, di un articolato quadro autorizzativo e di tutte le necessarie garanzie sul piano della sicurezza. È dunque evidente che il nucleare rappresenta una prospettiva di medio-lungo periodo nel cammino verso la neutralità climatica». E quindi, dal nucleare del futuro, Bardi passa al petrolio di oggi. «Proprio questo orizzonte temporale - afferma infatti il presidente della giunta regionale - rende evidente come la fase della transizione richieda ancora il contributo delle fonti tradizionali. Il Governo regionale non ha ambiguità su questo tema. Gli obiettivi della politica energetica nazionale sono anche i nostri. La Basilicata già oggi contribuisce in maniera rilevante alla sicurezza energetica del Paese attraverso le estrazioni di petrolio e gas e mediante una crescente produzione da fonti rinnovabili. Sappiamo, però, che le produzioni petrolifere sono destinate fisiologicamente a ridursi nel tempo, con conseguenze importanti anche sulle entrate regionali. È altrettanto evidente che, senza adeguate compensazioni energetiche, sarebbe difficile continuare a sostenere numerosi servizi essenziali per i cittadini. Per questa ragione abbiamo manifestato la disponibilità a verificare le condizioni per garantire continuità alle attività estrattive, utilizzando le migliori tecnologie oggi disponibili, rafforzando i sistemi di monitoraggio ambientale e sanitario, come dimostra il progetto Lucas, e valutando, sempre nel rigoroso rispetto delle norme poste a tutela della salute e dell’ambiente, anche la possibilità di dare continuità alle attività estrattive attraverso l’apertura dei nuovi pozzi».
«Con lo stesso approccio pragmatico - continua Bardi - guardiamo anche al dibattito sul nucleare di nuova generazione. Questo non significa assumere oggi alcuna decisione, né anticipare valutazioni che spettano allo Stato. Significa affermare un principio di responsabilità: la Basilicata non intende autoescludersi da un confronto nazionale ed europeo su tecnologie innovative che, se dimostrate sicure, sostenibili e disciplinate da un quadro normativo rigoroso, potrebbero rappresentare una nuova opportunità di sviluppo. Il dibattito, pertanto, non può essere ridotto esclusivamente al tema del deposito delle scorie radioattive, sul quale questo Governo si è espresso contrario già dal 2019 presso la Commissione Ambiente ed Energia della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e dalla deliberazione n. 202100149, nonché nei successivi atti amministrativi e pubbliche dichiarazioni nel merito. Si tratta di una questione distinta, disciplinata da procedure autonome e rispetto alla quale è comprensibile che ogni territorio esprima sensibilità e preoccupazioni». Ma «se il Governo nazionale confermerà il percorso avviato per rilanciare la produzione di energia nucleare, la Basilicata ha il dovere di valutare, senza pregiudizi ideologici e con il supporto della comunità scientifica, quale ruolo possa svolgere all’interno di questa strategia nazionale. Perché ciò che è in gioco non è soltanto la produzione di energia, ma anche la possibilità di attrarre investimenti, innovazione, competenze qualificate, ricerca, occupazione e infrastrutture al servizio dello sviluppo regionale. Non sarebbe comprensibile rinunciare a priori anche solo a discutere di opportunità che altre Regioni potrebbero scegliere di cogliere, con importanti ricadute occupazionali, industriali, scientifiche, tecnologiche e infrastrutturali». Dunque, deposito delle scorie no, nucleare di nuova generazione perché no. E petrolio a go-go.

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