SCANZANO JONICO- Approda allo spartiacque decisivo l’inchiesta della procura di Matera sulla morte di Nicola Scarascia, il 52enne autotrasportatore trovato senza vita lo scorso 12 maggio a Scanzano Jonico (quattro giorni dopo la sua scomparsa) nei pressi del canale Fosso Valle. Gli accertamenti tecnico-scientifici effettuati a giugno sull’Alfa Romeo 159 Station Wagon in uso all’unico indagato (si tratta di un uomo di 49 anni del posto che conosceva la vittima) hanno restituito agli inquirenti un puzzle con poche tessere mancanti. Ed ora la palla passa nuovamente ai carabinieri del Ris che già nelle scorse settimane avevano condotto una serie di accertamenti irripetibili sui reperti posti sotto sequestro, a cominciare dagli indumenti e dallo smartphone dell’indagato.
Il luogo del ritrovamento del cadavere di Scarascia
All’interno dell’auto, infatti, è stata riscontrata la presenza di una traccia ematica su un ritaglio di cartone rinvenuto nel portabagagli e una seconda presunta traccia di sangue sul tessuto della portiera lato guida. Qualora fossero una o entrambe riconducibili alla vittima, è chiaro che per la ricostruzione dell’accusa si arriverebbe sostanzialmente alla chiusura del cerchio. Ai carabinieri del Ris, inoltre, la procura di Matera (titolare del fascicolo è il pm Annunziata Cazzetta) ha chiesto anche di riscontrare la presenza di eventuali residui di polvere da sparo sul volante, sulla leva del cambio, sul freno a mano, sul sedile e sulla cintura di sicurezza lato guida. Altro elemento fondamentale che cambierebbe decisamente lo scenario fin qui ipotizzato. Le poche indiscrezioni trapelate dall’autopsia, infatti, avevano fatto pensare ad una morte per strangolamento. L’eventuale riscontro da parte del Ris di tracce di polvere da sparo porterebbe gli inquirenti ad ipotizzare un’esecuzione avvenuta all’interno dell’abitacolo, con il corpo poi nascosto nel bagagliaio e portato fino al luogo del ritrovamento. Il delitto sarebbe maturato nelle ore immediatamente successive alla scomparsa di Scarascia, risalente al pomeriggio dello scorso 8 magio. Del 52enne, rientrato poche settimane prima dalla Germania, dove viveva da anni, per aiutare una familiare in alcuni lavori edilizi, si erano perse le tracce nel quartiere di Santa Sofia, dove era stata ritrovata regolarmente parcheggiata la sua Volvo Station Wagon. Prima di sparire l’uomo aveva effettuato un prelievo bancomat, altra circostanza che per gli inquirenti potrebbe essere in qualche modo legata a quanto avvenuto in seguito. Chi indaga, inoltre, resta in attesa degli accertamenti effettuati sullo smartphone dell’unico indagato: il pm Annunziata Cazzetta, titolare del fascicolo, vuole capire se alla base del delitto possano esserci state ruggini e dissapori del passato, riemerse repentinamente dopo il rientro di Scarascia dalla Germania e se lo stesso ritorno del 52enne in Basilicata possa essere legato a una questione lasciata in sospeso. C’è poi il giallo dei mozziconi di sigaretta ritrovati nell’auto della vittima: uno, in particolare, era di marca diversa rispetto a quella utilizzata da Scarascia. Se su quel mozzicone gli inquirenti dovessero riscontrare il dna dell’indagato, potrebbero dimostrare che i due si erano già visti prima del pomeriggio dello scorso 8 maggio. Ma è chiaro che se nell’auto in uso all’indagato dovesse emergere la presenza del sangue della vittima, il quadro accusatorio nei confronti dell’uomo diventerebbe decisamente più sostanzioso. E, intanto, a quasi due mesi di distanza dai fatti, la comunità di Scanzano, ancora scossa dall’accaduto, attende gli sviluppi delle indagini.
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