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Madonna della Bruna, il monito di Ambarus alla politica

“È tempo di un serio esame di coscienza collettivo sul disagio dei giovani”

Da qui l’invito a non lasciare cadere il discorso “nel vuoto, come uno dei soliti convegni”. Poi l'appello alle ragazze e ai ragazzi: “Non rassegnatevi"

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Primo Piano
“È tempo di un serio esame di coscienza collettivo sul disagio dei giovani”
MATERA- “Quale città vogliamo costruire? Verso quale umanità vogliamo andare?”. È la domanda posta da mons. Benoni Ambarus, arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico, rivolgendosi, nella Cattedrale di Matera, alle autorità civili e militari alla vigilia della festa di Maria Santissima della Bruna, patrona della città dei Sassi.
Prendendo spunto dall’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV e dai racconti biblici della torre di Babele e della ricostruzione di Gerusalemme, il presule ha indicato due modi opposti di pensare la convivenza civile. Da una parte Babele, “un progetto in cui al centro c’è l’uomo in una specie di delirio di onnipotenza”, dove “non c’è spazio per il divino, per il mistero” e dove “prevale la massa indefinita”. Dall’altra Gerusalemme, che rinasce “da una condizione di totale devastazione” attraverso un processo che “mette al centro la fede e la trascendenza” e chiama tutti a una responsabilità condivisa.
“È innegabile che le nostre città stiano vivendo un momento di grande fatica e di smarrimento”, ha affermato Ambarus, sottolineando che “il vero futuro delle nostre città non risiede tanto nelle pietre degli edifici, ma nelle pietre vive, ossia i nostri ragazzi”. L’arcivescovo ha richiamato la mancanza di spazi educativi e relazionali nei quali i giovani possano essere “accolti, ascoltati e accompagnati” da adulti credibili.
Al centro del discorso il disagio giovanile: ragazzi e ragazze che vivono “un vuoto interiore caratterizzato dalla noia, dalla paura del futuro e dal senso di inadeguatezza”, con derive che vanno dall’uso di sostanze all’azzardo, fino alla dipendenza digitale. Non è mancato il riferimento ai suicidi: “Ci sono e lo sappiamo”. Ma, accanto a questo, il presule ha ricordato anche “una moltitudine silenziosa di ragazzi, ragazze e giovani che non si arrende e lotta con tutte le forze”.
Di fronte a tale situazione, per Ambarus “è tempo di un serio esame di coscienza collettivo”. “Nessuno è esente: né la comunità ecclesiale, né la società civile, né gli amministratori del bene comune”, ha detto, citando anche la lettera ricevuta da un sindaco del territorio: “Mi sento solo nel grido di aiuto all’emergenza giovanile. I giovani rimasti vivono un forte isolamento personale. Non stiamo dedicando ai ragazzi e alle ragazze tutte le nostre forze. Non possiamo dedicarci ad azioni isolate, ma abbiamo bisogno di azioni sistemiche”.
“Non ho soluzioni pronte”, ha riconosciuto l’arcivescovo, aggiungendo che anche gli sforzi educativi della Chiesa, attraverso oratori, centri estivi e campi scuola, “non bastano”. “È come se i nostri ragazzi ci avessero dato l’insufficienza”, ha osservato. “Noi adulti, insieme a tutte le agenzie educative, è come se fossimo in qualche modo bocciati: bocciati perché distratti, incoerenti e incapaci di ascoltare il loro dolore”.
Da qui l’invito a non lasciare cadere il discorso “nel vuoto come uno dei soliti convegni” e a riscoprire “coinvolgimento e responsabilità personale”. “Non possiamo delegare”, ha ribadito.
“Dobbiamo risvegliare il senso civico e agire in prima persona per il bene comune. Né un solo sindaco, né un solo assessore, né un solo prete, né un solo vescovo possono risolvere”.
Ai giovani Ambarus ha rivolto un appello diretto: “Non rassegnatevi, non spegnete il vostro entusiasmo. Non mollate nell’impresa più importante, che è quella della costruzione della vita. Vale la pena vivere e vivere appieno, dedicandosi agli altri”. Agli adulti ha chiesto di smettere di dire ai ragazzi “che qui non c’è futuro”: “Dobbiamo guardarli negli occhi e dire loro con azioni concrete: non sarà facile, ma cambieremo le cose insieme”.
Infine, il presule ha proposto di organizzare nei comuni “incontri e assemblee pubbliche che coinvolgano amministratori, scuole, parrocchie, associazioni, famiglie”, partendo dall’ascolto dei ragazzi. “Forse così ci accorgeremo che la soluzione era lì sotto i nostri occhi, ma eravamo troppo distratti per vederla”.
La conclusione è stata l’affidamento a Maria Santissima della Bruna dei “ragazzi, bambini e giovani”, perché doni a tutti “la sana e santa inquietudine di non trovare pace finché non ci impegneremo in maniera autentica per i suoi figli”.

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