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L’indagine Anaao Assomed

Basilicata, inarrestabile la fuga dei camici bianchi

Perso un medico su 4: il dato peggiore d’Italia. In dieci anni negli ospedali lucani professionisti in calo del 24,6%. A fare paura anche le dimissioni volontarie

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Redazione
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Primo Piano
Basilicata, inarrestabile la fuga dei camici bianchi
POTENZA- La Basilicata è la regione italiana che ha perso la quota più alta di medici ospedalieri nell’ultimo decennio. È il dato più pesante dell’indagine dell’Anaao Assomed sulle dinamiche del personale del Servizio sanitario nazionale tra il 2015 e il 2025: in regione i dirigenti medici sono passati dai 1.225 del 2015 ai 924 del 2024, con una diminuzione del 24,6%.
Il quadro si inserisce in una frattura sempre più evidente tra Nord e Sud. Nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha guadagnato 4.029 medici (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ne ha persi 1.166 (-3,1%). Nel 2025, inoltre, le dimissioni volontarie hanno superato per la prima volta i pensionamenti a livello nazionale: 3.767 contro 2.876. In Basilicata, invece, le uscite sono state 28 per pensionamento e 24 per dimissioni, queste ultime però triplicate rispetto all’anno precedente.
Secondo il sindacato, alla base della fuga ci sono carichi di lavoro, turni pesanti, ferie non godute, aggressioni, burocrazia e retribuzioni meno competitive rispetto ad altri Paesi europei. L’Anaao richiama anche il dato sulle assunzioni: dopo il picco del 2017-2018, quelle a tempo indeterminato si sono stabilizzate intorno alle 60 l’anno, risalendo a 94 nel 2025.
Il ricambio generazionale, intanto, è iniziato: tra il 2015 e il 2024 l’età media dei medici ospedalieri italiani è diminuita di oltre due anni. Ma, secondo l’Anaao, il rischio è che il nuovo personale non rimanga nel sistema.
Tra le proposte avanzate figurano la stabilizzazione del Decreto Calabria, il superamento del tetto di spesa per il personale e retribuzioni più competitive. Per la Basilicata, la sfida è soprattutto una: fermare il progressivo svuotamento degli organici prima che la carenza di medici si traduca in una vera emergenza per l’assistenza sanitaria sul territorio. (mi.rus.)

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