Blitz sulla Ss 106: controllati i minivan carichi di braccianti
Le verifiche sugli occupanti di 35 veicoli, in viaggio verso i campi del Metapontino, sono scattate nell’ambito delle indagini sulla recente strage di Amendolara
COSENZA - Raffica di controlli per il contrasto al caporalato (lungo l’asse che dalla Calabria porta prima in Basilicata e poi in Puglia) da parte dei carabinieri del reparto territoriali di Corigliano-Rossano e della Compagnia di Cassano all’Ionio che hanno presidiato la Statale 106 Jonica per seguire il flusso dei tanti minivan che ogni giorno trasportano decine e decine di braccianti stranieri verso i campi di Basilicata e Puglia. Verifiche scattate a poco più di una settimana dalla strage di Amendolara, dove due caporali hanno bruciato vivi quattro braccianti che si erano ribellati allo sfruttamento. Le verifiche hanno visto impegnati oltre 40 carabinieri. 35 i mezzi controllati, 135 i lavoratori stranieri identificati. Dieci le persone fotosegnalate per dubbi sulla regolarità dei documenti mostrati ai militari dell’Arma. Alcuni migranti sono risultati destinatari di provvedimenti da notificare, mentre per un altro extracomunitario è scattato l’ordine di lasciare il territorio nazionale entro sette giorni. Le informazioni acquisite – evidenziano i carabinieri in un comunicato – possono essere utili per calibrare delle adeguate azioni di contrasto per i reati connessi allo sfruttamento dei migranti e all’intermediazione illecita del lavoro. I quattro braccianti, tre pakistani e un afgano uccisi ad Amendolara e i due presunti assassini, in carcere con accuse pesantissime, fino allo scorso 27 maggio lavoravano, con regolare contratto, presso un’azienda agricola di Scanzano Jonico.
La strage di Amendolara
La procura di Castrovillari continua ad indagare per ricostruire le ultime giornate lavorative e la lite che avrebbe preceduto il tragico epilogo nel primo pomeriggio di lunedì 1 giugno, nei pressi della stazione di servizio dove sabato scorso la Cgil ha promosso un corteo in ricordo delle vittime e di sensibilizzazione contro il caporalato, una piaga sociale da debellare anche nella nostra regione. Le indagini coordinate dalla procura di Castrovillari proseguono ad ampio raggio e il blitz delle ultime ore ne è la dimostrazione. Gli inquirenti puntano a ricostuire nel dettaglio le maglie dello sfruttamento in agricoltura, per capire chi e come lucra e guadagna sulla pelle di centinaia di braccianti che raggiungono l’Italia, spesso dopo aver pagato somme anche superiori ai 10.000 euro, per poi ritrovarsi a vivere un vero e proprio incubo. Lavorano più di 12 ore al giorno con una paga da fame, vivono in alloggi sovraffollati e fatiscenti, quasi sempre senza il minimo rispetto delle condizioni igienico-sanitarie. E sono sempre costretti a fare i conti con i propri “caporali”. Tornando ai controlli messi in campo nelle ultime ore dai carabinieri, si tratta di un’attività d’indagine che, oltre a permettere di contestare le violazioni più ricorrenti, quali la guida senza patente o con permessi di condurre i mezzi rilasciati da paesi esteri a stranieri residenti da oltre un anno in Italia, hanno il vantaggio di restituire l’immagine della reale portata del fenomeno che interessa il contesto della Sibaritide – ma non solo – in questo periodo dell’anno.
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