Logo La Nuova del Sud

Riforma della legge elettorale

Corsa al Parlamento, verso l’addio ai collegi. E il risiko dei seggi agita già gli animi tra i "pretendenti" lucani

Il ddl all’esame della Camera punta a introdurre un sistema proporzionale. Incognita preferenze. E in FdI e Pd è già bagarre

|
Celestino Benedetto
|
Primo Piano
Corsa al Parlamento, verso l’addio ai collegi. E il risiko dei seggi agita già gli animi tra i "pretendenti" lucani
POTENZA – La partita non si giocherà più nei collegi uninominali, ma nella composizione delle liste. È questo il principale effetto che il nuovo Stabilicum, la riforma della legge elettorale che da oggi approda all’esame della Camera, potrebbe avere anche in Basilicata. Per una regione che esprime un numero limitato di parlamentari - sette , quattro deputati e tre senatori-, l’abolizione dei collegi uninominali rappresenta un cambio di paradigma: l’elezione dei futuri deputati e senatori lucani dipenderà soprattutto dal risultato delle liste e delle coalizioni e dalle scelte dei partiti nella definizione delle candidature.
Alle elezioni Politiche del 2022, fu proprio l’equilibrio tra quota maggioritaria e quota proporzionale previsto dal Rosatellum a determinare la composizione della pattuglia parlamentare lucana. Tre di Fratelli d’Italia (Salvatore Caiata uninominale alla Camera, Gianni Rosa proporzionale al Senato e Aldo Mattia proporzionale alla Camera), due del Movimento cinque stelle (Mario Turco proporzionale al Senato e Arnaldo Lomuti proporzionale alla Camera), uno ciascuno per Forza Italia (Elisabetta Casellati uninominale al Senato) e Partito democratico (Enzo Amendola proporzionale alla Camera). Con lo Stabilicum questo schema verrebbe meno.
Il disegno di legge - illustrato nel dossier elaborato da YouTrend - elimina infatti i collegi uninominali – che resterebbero soltanto in Valle d’Aosta e, in parte, in Trentino-Alto Adige – introducendo un sistema interamente proporzionale. È previsto inoltre un premio di maggioranza per la lista o la coalizione che superi il 42% dei voti (70 seggi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama) validi sia alla Camera sia al Senato. Qualora nessuna forza politica raggiungesse questa soglia, la distribuzione dei seggi avverrebbe con un sistema proporzionale puro. Per la Basilicata le conseguenze sarebbero soprattutto politiche. Verrebbe meno la competizione diretta nei collegi - che ha premiato candidati con un forte radicamento territoriale e una capacità di attrarre consenso personale - pur a fronte di candidati “paracadutati” da altri collegi come nel caso dell’ex presidente del Senato, Casellati. Il confronto si sposterebbe invece sulla formazione delle liste, rendendo ancora più importante il peso della classe dirigente lucana nei rapporti con le segreterie nazionali. Va da sè che con soli 7 parlamentari da eleggere, ogni posizione in lista potrebbe fare la differenza. Le trattative per individuare i candidati diventerebbero quindi ancora più strategiche e il rischio, evidenziato da diversi osservatori, è che aumenti il peso delle decisioni assunte a Roma rispetto agli equilibri costruiti sui territori.
Una lotta agguerrita - ad esempio all’interno del centrodestra come del centrosinistra, con Fratelli d’Italia piuttosto che Pd chiamati a dover scegliere tra diversi aspiranti “di peso”. Resta infine aperta la questione delle preferenze. Il testo oggi all’esame non le prevede, ma all’interno della maggioranza il confronto è ancora aperto. Se dovesse passare la proposta di mantenere bloccato solo il capolista e consentire le preferenze per gli altri candidati, cambierebbe anche il modo di condurre la campagna elettorale, riportando al centro il consenso personale dei candidati accanto alla forza delle liste. Per la politica lucana - dunque - molto più di una modifica tecnica della legge elettorale, a partire dal percorso con cui si sceglieranno i rappresentanti in Parlamento e, soprattutto, gli equilibri interni ai partiti nella delicata fase della composizione delle candidature. NOn meno importante - infine - il mantenimento della soglia di sbarramento del 3% per le liste e del 10% per le coalizioni, introducendo però una clausola di “ripescaggio” che consentirebbe alla lista più votata sotto il 3%, all’interno di una coalizione, di partecipare comunque alla ripartizione dei seggi. Una novità destinata ad incidere anche sulle strategie delle forze politiche minori presenti in Basilicata.

Ultime Notizie di Primo Piano