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In aula il dolore della madre: "Lo avevamo trattato come un figlio"

Femminicidio Torzullo, al via il processo: il primo in Italia con la nuova legge

La 41enne originaria di Gallicchio fu uccisa a gennaio ad Anguillara Sabazia. Il marito Claudio Carlomagno (originario di Lagonegro) è accusato anche di premeditazione e occultamento di cadavere

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Fabrizio Di Vito
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Primo Piano
Femminicidio Torzullo, al via il processo: il primo in Italia con la nuova legge
ROMA- È iniziato ieri davanti alla Corte d’assise di Roma il processo a Claudio Agostino Carlomagno, accusato dell’omicidio della moglie Federica Torzullo, 41 anni, originaria di Gallicchio, uccisa lo scorso gennaio ad Anguillara Sabazia. Si tratta del primo dibattimento in Italia con l’imputazione di femminicidio, reato entrato in vigore il 17 dicembre 2025.
All’imputato sono contestate anche le aggravanti della premeditazione e del rapporto coniugale, oltre all’occultamento e al vilipendio di cadavere. Dopo la confessione dell’uomo, che aveva parlato di un delitto d’impeto, la Procura di Civitavecchia ha ottenuto il giudizio immediato. Gli accertamenti autoptici e gli elementi raccolti dagli investigatori avrebbero collocato la morte di Federica alla sera dell’8 gennaio, poco dopo cena. Secondo l’accusa, la donna sarebbe stata colpita con 23 coltellate e il corpo sarebbe stato nascosto in un terreno di proprietà del marito.
La coppia aveva già deciso di separarsi e stava organizzando la gestione del figlio, affidato dopo il delitto ai nonni materni. Carlomagno era stato arrestato circa una settimana dopo l’omicidio. La tragedia ha coinvolto anche la sua famiglia originaria di Lagonegro, con il suicidio dei genitori, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, alcune settimane dopo i fatti.
Nel corso della prima udienza, i giudici hanno accolto la costituzione di parte civile dei familiari di Federica, del figlio e di alcune associazioni impegnate nella lotta alla violenza sulle donne. Prima dell’inizio del processo, la madre, Roberta Virgulti, ha ricordato con dolore il rapporto di fiducia che aveva avuto con l’imputato: "È entrato dentro casa mia e lo abbiamo trattato come un figlio. È stato devastante".
L’associazione Differenza Donna ha richiamato infine la necessità di una responsabilità collettiva nella prevenzione della violenza, chiedendo protezione, sostegno e autonomia per le donne che scelgono di uscire da relazioni violente

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