POTENZA - I difensori di Valter Lavitola, l’ex faccendiere di origini lucane che ha confessato di essere il mandante dell’attentato compiuto il 16 ottobre scorso ai danni del giornalista ed ex conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, hanno chiesto per il loro assistito i domiciliari in una casa in Basilicata nella disponibilità dell’indagato. Appartamento che si trova a Noepoli, paese di cui è appunto originario. Lo hanno fatto a margine dell’udienza che si è svolta ieri davanti al tribunale del Riesame di Roma, durata poco più di tre ore. E’ attesa ora la decisione dei giudici, che esaminerà, altresì, la memoria difensiva di 72 pagine consegnata ieri. Una posizione quella esternata dagli avvocati Sergio e Arturo Cola resa pubblica poche ore dopo le parole di rottura pronunciate dalla compagna. «Non voglio che Valter entri più in questa casa, neanche ai domiciliari». Dichiarazioni rese da Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, nel commentare la decisione di interrompere la relazione con il 60enne. Nel corso delle nuove dichiarazioni spontanee rese davanti ai giudici del Riesame, ha spiegato che “con Ranucci c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me. Ho fatto tutto questo per proteggere Ranucci da un attentato di cui avevo notizie. C’era la necessità di proteggerlo tanto che per due mesi dopo i fatti di ottobre ho chiamato Ranucci per chiedere che la scorta gli fosse rafforzata”.
E’ quanto ha sostanzialmente detto davanti ai giudici del Riesame, Valter Lavitola, in base a quanto hanno riferito i suoi difensori, gli avvocati Sergio e Arturo Cola. Secondo quanto riferiscono i legali “è insussistente il movente politico che la Procura di Roma ipotizza. In base a quanto ribadito anche oggi da Lavitola, Ranucci non ha mai inteso candidarsi ed entrare in politica. Anzi Ranucci si è spesso lamentato che Lavitola proponesse l’argomento. L’attentato con la bomba è un’idea di Gomes Tavares rispetto alla quale - ha aggiunto - mi assumo tutta la responsabilità. Gomes mi avvisò che avrebbe fatto a modo suo senza dirmi che sarebbe stata una bomba. Io avevo dato un mandato in bianco specificando che non doveva fare male a nessuno”.