POTENZA - Seimila posti di lavoro persi in cinque anni. È il bilancio della crisi automotive nel distretto di Melfi, dove oggi gli occupati tra fabbrica, componentistica e logistica sono circa diecimila, contro i tredicimila di cinque anni fa. Lo stabilimento Stellantis conta circa 4.390 dipendenti diretti, con i contratti di solidarietà prorogati fino al 31 dicembre. Le fermate di ieri 22 ottobre, di oggi 23 e di lunedì prossimo 26 ottobre rappresentano, in questo contesto, un ulteriore elemento di preoccupazione per il sistema locale.A questi si aggiungono quasi 3.700 lavoratori della componentistica e oltre 650 addetti alla logistica.
Proprio in quest’ultimo comparto cresce la preoccupazione, con il rischio segnalato di oltre 450 esuberi. Le difficoltà locali riflettono una crisi nazionale. Secondo l’Osservatorio 2026 realizzato dalla Camera di commercio di Torino con Anfia, il fatturato della componentistica italiana è diminuito del 3 per cento e l’occupazione del 2,3 per cento. E per il 2026 le previsioni restano negative: il 42 per cento delle imprese si attende un calo del fatturato. Tra costi in aumento, ordini incerti e transizione verso l’elettrico, le aziende faticano a programmare investimenti e occupazione. A Melfi, le fermate produttive previste nei prossimi giorni alimentano ulteriormente le preoccupazioni. La sfida, per la Basilicata, è difendere il lavoro, sostenere la filiera e accompagnare le imprese nella trasformazione industriale, prima che la crisi si traduca in nuove perdite occupazionali.