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La protesta non si arresta

Agricoltura lucana al collasso: "La crisi più grave dal dopoguerra"

Caro gasolio, guadagni dimezzati e gli imprenditori agricoli rinunciano alle loro attività. Cia Basilicata a Roma per protestare contro il carovita: "Costretti a vendere le nostre aziende, non ce la facciamo più"

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Redazione
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Primo Piano
Agricoltura lucana al collasso: "La crisi più grave dal dopoguerra"
POTENZA – "È la fase di crisi più acuta dal dopoguerra". L’allarme arriva da Leonardo Moscaritolo, presidente di Cia-Agricoltori Basilicata, sceso in piazza a Roma con una delegazione lucana per chiedere interventi immediati a sostegno del settore. Sempre più aziende vendono i terreni o li concedono per il fotovoltaico, schiacciate dall’aumento dei costi e dai bassi prezzi riconosciuti ai produttori.
I numeri fotografano una filiera squilibrata: le carote passano da 0,28 euro al chilo sul campo a 1,46 al dettaglio (+421%), mentre l’uva raggiunge rincari del 416%. Intanto, rispetto al 2021, il gasolio agricolo è aumentato fino al 143% e fertilizzanti e concimi rincarano fino al 100%.
Una doppia emergenza colpisce agricoltori e famiglie, soprattutto nelle aree interne lucane. Cia chiede risposte concrete a livello nazionale e regionale e una Politica agricola comune europea più forte, con maggiori risorse e certezze per le imprese. "Servono fatti e tempi certi", è l’appello dell’organizzazione.

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