MELFI - Una parola di profonda vicinanza che nasce dall'ascolto del territorio e si trasforma in un accorato appello alle istituzioni. Il vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, Monsignor Ciro Fanelli, ha indirizzato una lettera aperta a tutti i fedeli del Vulture-Melfese e dell’Alto Bradano per accendere i riflettori sulla grave crisi economica e sociale che sta colpendo le famiglie, gli agricoltori e gli autotrasportatori della zona. La missiva parte da una telefonata ricevuta da Donato, un agricoltore di Gaudiano, diventato il simbolo di una fatica condivisa da tantissimi lavoratori della terra per i quali, quest'anno, il frutto del lavoro non basta più a coprire i costi di produzione.
“Il Dio della Bibbia è un Dio che vede, ascolta e conosce la sofferenza del suo popolo: per questo la sua Chiesa non può essere distratta”, scrive Monsignor Fanelli, richiamando il cammino del Sinodo diocesano da poco aperto e l'imminente inaugurazione del campanile monumentale di Melfi. Due eventi che, sottolinea il Pastore, non possono essere vissuti isolandosi dalle difficoltà di chi oggi fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Il vescovo parla della “solitudine sociale” di chi si sente senza voce e senza rappresentanza di fronte al caro-vita e all’impennata dei costi del carburante. In comunione con la nota diffusa il 17 ottobre scorso dalla Conferenza Episcopale di Basilicata, Mons. Fanelli rinnova con forza l’appello rivolto al Governo e alla Regione Basilicata affinché affrontino con urgenza il peso del caro-carburante.
“È giusto chiederci con serenità e franchezza – prosegue il Vescovo – in che misura le risorse della nostra terra, che dal suo sottosuolo offre energia all’intero Paese, portino beneficio a chi vi abita”. Pur specificando che non spetta alla Chiesa indicare soluzioni tecniche o stabilire il prezzo del gasolio, Monsignor Fanelli ribadisce il dovere di denunciare e ascoltare, ricordando che “il lavoro è per l’uomo, e non l’uomo per il lavoro”. Nella lettera sono citate alcune storie concrete come quella di Donato, schiacciato dai costi dopo la dura siccità dello scorso anno, quella di Giacinto, autotrasportatore con il camion fermo sulla Bradanica, fino ai giovani come Massimo, studente di agraria a Bologna, e alle madri come Marisa che faticano a quadrare i bilanci familiari. Di qui l'invito a tutte le Caritas, parrocchie e associazioni a farsi “luoghi in cui la fatica si può dire senza vergogna”. Il vescovo lancia l’invito a tutte le parrocchie della diocesi a pregare domenica 25 ottobre per il mondo del lavoro, con un'intenzione speciale inserita nella preghiera dei fedeli.
“A quanti hanno responsabilità di governo – conclude il vescovo – rinnovo l’invito ad ascoltare con attenzione la voce della nostra gente e a offrire risposte concrete e tempestive, tenendo presenti le famiglie e le comunità che desiderano continuare a vivere e lavorare con dignità in questa terra. Il bene comune si misura sempre dalla condizione dei più fragili”.